Voglio raccontarvi una storia semplice, se avrete la pazienza di leggerla fino in fondo.

Sono un disabile motorio. Ho un contrassegno di circolazione e sono riuscito a ottenere (dopo qualche peripezia) anche un posto auto riservato nei pressi – badate: non sotto, ma nei pressi – della mia abitazione. La prima cosa singolare che è accaduta è stata che nel palazzo davanti cui parcheggio la mia auto c’è un disabile che ha ottenuto il suo posto auto DAVANTI al palazzo dove io abito. Ma sono cose che possono accadere…

Mi sono ritrovato a dover cambiare una delle targhe collegate al mio contrassegno, e lì sono iniziati i problemi: il sito dell’Agenzia per la Mobilità di Roma mi avvisa che, dato che ho di recente cambiato domicilio (lo stesso nei pressi del quale parcheggio) devo necessariamente richiedere un duplicato del mio contrassegno.

Nota bene: sul contrassegno europeo non compare in nessun posto il mio indirizzo; inoltre i Servizi per la Mobilità conoscono bene il mio nuovo domicilio, perché io non l’ho inserito all’atto del cambio di targa e dunque l’avviso non sarebbe potuto comparire. Telefono al numero che compare nell’avviso stesso e – dopo la dovuta attesa e un paio di comunicazioni interrotte – una voce tra il seccato e l’annoiato mi dice che devo rivolgermi di persona allo sportello per il pubblico, in Piazzale degli Archivi 40, portando con me un documento, il vecchio contrassegno e il bancomat (sic).

Mi reco allo sportello dell’agenzia (tutti i servizi sono disponibili online tranne, purtroppo, quelli riguardanti i disabili) a cui accedo dopo diversi gradini e un portico lungo tra i 100 e i 150 metri, prendo un ascensore, faccio una fila, riempio un modulo con dati già in possesso dell’agenzia comunale (sono presenti nell’anagrafica del sito), mi viene dato un numeretto e attendo. Arriva il mio turno e mi siedo davanti a una gentile signora, la quale prende modulo, documento e contrassegno, e mi fa pagare al bancomat 6,16€. Una volta pagato, mi dice con nonchalance: “Guardi che il duplicato avrà un numero diverso dal precedente”…

Ora, sorvoliamo un attimo sul significato della parola duplicato, che riporto fedelmente dalla Treccani:

La domanda che mi è sorta spontanea a quel punto è stata: “Per il cambio di numero di contrassegno sulla tabella del parcheggio ci pensate voi?”. La serafica risposta della signora: “No, deve avvisare lei il suo Municipio”.

Ho ribattuto: “Ma che io sappia, il posto è stato costituito dai Servizi per la Mobilità, e la segnaletica è materiale pubblico, non di competenza del Municipio”. La risposta: “Il Municipio poi avvisa l’ATAC”. Per i non romani: l’ATAC è quella agenzia semifallita che è una branca dei Servizi per la Mobilità del Comune di Roma, e che si occupa – solo e male – delle linee di bus urbane. I posti auto riservati ai disabili vengono installati invece dal Dipartimento della Mobilità del Comune di Roma: come si vede, massima collaborazione verso il cittadino in difficoltà da parte di chi dovrebbe agevolare le cose a coloro i quali vivono già di loro un disagio.

In conclusione: per essere ligio alle leggi, mi sono creato un problema. Avrei potuto tranquillamente mantenere il vecchio contrassegno, che come avete visto non ha traccia del mio domicilio; conoscendo come vanno le cose in Italia, nessuno avrebbe mai verificato se avessi cambiato o meno indirizzo, e avrei risparmiato la fatica di recarmi all’EUR, quella di farmi scale e porticato, avrei mantenuto il vecchio numero di contrassegno senza dover scrivere a destra e a sinistra richiedendo il cambio della segnaletica, e mi sarei risparmiato anche 6,16€ che avrei potuto scialare in baccanali vari.

Morale: quando qualcuno vi dice che pone attenzione alle istanze dei meno fortunati, non credetegli. MAI. Almeno qui da noi a Roma…

Annunci