ombra_del_carrubo_800pixelAnche io, come l’autore, da bambino passavo le mie estati nella casa dei nonni.

Il romanzo di Marcello Loprencipe mi ha riportato alle labbra il sapore tipico delle cose buone di un tempo, quando non esistevano i social network, e le persone non passavano le loro giornate attaccate allo schermo di un telefonino. Il tempo in cui il sorriso e la tolleranza verso gli altri erano il modo in cui ci si relazionava verso il prossimo.

E proprio seguendo la parabola malinconica dei sogni di Nicola, il venditore di ghiaccio, che osserviamo l’inizio della decadenza della semplicità a scapito dell’avanzare del “progresso”, quello che allontana i cuori dai buoni sentimenti.

I personaggi incontrati lungo il cammino della piccola storia sono come bozzetti disegnati col carboncino, appena accennati, senza quasi alcun riferimento al loro aspetto fisico: il lettore può così vestirli con i panni di suo nonno, di quello zio lontano o del tal lavoratore o bracciante che frequentava la casa delle sue vacanze di gioventù. L’immedesimazione è in questo modo completa, e alcuni spunti di riflessione dell’autore non possono lasciare insensibile chi legge.

“L’ombra del carrubo” è uno schizzo del nostro passato che in alcuni momenti ha la potenza dell’affresco nei nostri ricordi.

Un’occasione unica per riscoprire quelle atmosfere da troppo tempo perdute.

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