miniglad80

Ho dovuto tacitare il tumulto di emozioni provate in questa kermesse di tre giorni a Castelgiorgio – scusate, ma lo scrivo “tuttattaccato” come si faceva nel 1980, perché per me è così che si chiama questo luogo di sogno che tanto ha significato nella mia vita – prima di poter scrivere queste parole.

Ero partito con l’idea di passare qualche ora in piacevole compagnia di vecchi amici, forse un po’ stanco per le vicissitudini della vita, forse anche un po’ disamorato dopo aver visto e sentito cose che non mi avevano fatto molto piacere.

E invece mi sono trovato immerso in un’esperienza vivificante, come quelle fonti dell’eterna giovinezza che ti ci immergi e ne esci fuori giovane e vigoroso. Intendiamoci, non parlo naturalmente di fisico, ma di passione, di slancio, di voglia di continuare ad incidere in ciò che più si ama.

Ho ricevuto in tre giorni più gratificazioni personali e sportive di quante ne abbia mai ottenute nel corso di tutta la mia vita. O magari è stata semplicemente una mia impressione, ma certo poco conta: sono tornato a casa soddisfatto di me stesso, e di ciò che avevo fatto negli anni della mia gioventù.

Mi sono interrogato tante volte sulle mie scelte nella vita sportiva, soprattutto relativamente al football. Ho scelto di restare legato ai Gladiatori, una squadra che ha fatto tanto raccogliendo molto poco nella sua esistenza, un po’ come capita ad Indiana Jones che sfiora con le dita il Sacro Graal senza però riuscire a prenderlo. Una squadra che è stata anche esclusa, derisa, sbeffeggiata, derubata nella sua storia, ma che nonostante tutto ha sempre amato profondamente ciò che ha fatto, che ha gettato il seme della passione facendolo crescere dove non esisteva ancora: almeno tre o quattro squadre in Italia sono state allevate o battezzate dai Gladiatori. Da quei Gladiatori che non giocavano perché esclusi dal campionato, che si pagavano il campo e le trasferte per le amichevoli solamente per il piacere di ritrovarsi intorno a una palla ovale (o sferoide prolato, come va di moda chiamarlo adesso: allora la definizione più alternativa di un pallonaro di borgata fu “oliva”). Fondamentalmente, io e i miei compagni di avventura amavamo profondamente il football, e lo amiamo tuttora.

Per quanto mi riguarda, mi sento di poter affermare che io amo profondamente anche i Gladiatori, e che vestire la polo grigia col “pompiere” domenica mi ha provocato un’indicibile emozione. Per quanto possibile, tenterò sempre di adoperarmi per il bene di quello che per me è stato – e resta tuttora – il grande amore della mia gioventù.

L’unico augurio che mi sento di fare a chi gioca ora questo sport meraviglioso non è quello di vincere chissà cosa, ma di poter un giorno lontano sentirsi fiero di ciò che ha fatto com’è successo ieri a me e ai miei compagni d’avventura, grazie a chi ha voluto e organizzato quest’evento, ai miei amici, agli abitanti di Castelgiorgio “tuttattaccato”, e soprattutto (permettetemelo) a Fabio Tortosa, che era molto più emozionato di tutti noi.

Grazie. Dal profondo del cuore.