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Edward Luttwak è un economista, politologo e saggista romeno naturalizzato statunitense, conosciuto per le sue pubblicazioni sulla strategia militare e sulla politica estera. Una delle tesi più riprese ed affascinanti di Luttwak è che i percorsi ed i mutamenti della storia possono essere compresi solo utilizzando la logica del “paradosso”, fondato sullo stratagemma, sull’inganno e sulla sorpresa, sul fatto che la via più lunga e tortuosa è per l’appunto quella più adatta a disorientare l’avversario e destabilizzare le sue strutture con un’azione che superi la flessibilità del suo sistema, rendendogli impossibile la metabolizzazione dell’evento imprevisto. Il paradosso permane in tutti gli ambiti ed i vari livelli delle relazioni tra gli Stati che non possono essere spiegati con la logica lineare causa-effetto. Tutto dipende dalle contingenze e la situazione del momento e dalla loro percezione da parte dei governanti, del nemico e della popolazione.

Un uomo in grado di analizzare così lucidamente i complessi intrecci che regolano la geopolitica mondiale è sicuramente attendibile nei suoi giudizi. Così, quando è stato intervistato da Italia Oggi sui fatti di Parigi di qualche giorno fa, ha emesso alcuni verdetti a dir poco spiazzanti, ma sicuramente degni di riflessione. Mi sono permesso di evidenziare alcuni concetti cardine del discorso di Luttwak. A voi che leggete le considerazioni del caso.

Quello che c’è da fare è chiaro: dovete delegittimare questo trionfalismo musulmano. Perché il trionfalismo è quello che crea un’atmosfera per cui qualcuno si sente in diritto di uccidere la gente“.

E, riguardo all’Italia: “Bisogna abbattere il trionfalismo islamico ovunque. Quello praticato da persone, ragazze magari, che vanno con il hijab indosso per dimostrare la loro partecipazione a questa forma estrema di islamismo. Magari parlano perfettamente l’italiano, sono carine e gentili, dicono «non siamo affatto sottomesse», ma poi difendono Hamas, con la sua costituzione genocida.

È inutile perdersi in chiacchiere con gente come Tariq Ramadani, dovete sfrondare, dovete smettere di legittimarli o vi ritroverete quattro pazzoidi col kalashnikov in pugno, come questi di Parigi, che magari fino a ieri avevano fatto il ragioniere, l’architetto, il medico.

Si può sfrondare smettendo per esempio di parlare per acronimi: basta dire Isis. Cominciate a chiamarlo Stato islamico. E a cessare di trattare la religione musulmano come le altre. Capisco, che sia troppo spinoso, ma dovete ammettere che l’unico scopo di quel credo è sottomettere gli altri. Ci sono già editori e giornalisti che, in Europa, hanno deciso di non occuparsi di questi cose e stare alla larga da queste vicende. La sottomissione comincia così. L’unico dialogo è questo: ‘Riformatevi e diventate un altro tipo di religione‘. Non possono venire a dirci che non stanno con Isis perché sono brutti e cattivi, in quanto tagliatori di teste, e schierarsi con Hamas che, all’articolo 7 della propria Costituzione, prevede l’uccisione di tutti gli ebrei. Il giornalista, l’intellettuale e chiunque altro appoggi Hamas non merita di stare nella società civile, in quanto sostiene un’intenzione genocida proclamata“.

Essere meno ipocriti. Francois Hollande lo è quando avalla l’idea di un Islam moderato. È una falsa moderazione: l’imam che non perde un congresso sul dialogo interreligioso, lo trovi poi su YouTube con le prediche in arabo con cui chiama tutti alla jihad, alla guerra santa. I politici europei smettano di essere ipocriti perché, così facendo, indeboliscono milioni di post-islamici del Vecchio Continente. Ovvero quegli immigrati, oggi spesso cittadini francesi, tedeschi, belgi, olandesi, che hanno voltato le spalle alla religione musulmana perché hanno capito che è irreformabile. Sono quelli che lasciano andare le loro moglie vestite all’occidentale, che non picchiano le loro figlie perché si scoprono le braccia. Vivono in Europa e oggi sono in imbarazzo a causa dell’ipocrisia di tanti vostri primi ministri“.