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I Racconti

Avamposto


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Gli esseri di questo mondo mi hanno dato un nome, ma in realtà mi chiamo Bastet.

Sono millenni che i miei simili sono scesi su questo pianeta: originariamente la nostra intenzione era quella di conquistarlo, dato che l’atmosfera e l’assetto ecologico era molto simile al nostro mondo natale, che stava morendo a causa dell’estinzione della stella a noi vicina che ci forniva la luce necessaria per la vita.

Dovemmo decidere la forma da assumere per passare il più inosservati possibile: avremmo dovuto creare un avamposto per studiare le debolezze delle creature che vivevano su questo pianeta per poi poterle sfruttare a nostro vantaggio. I primi di noi vennero sbarcati nella parte di mondo che era sembrata più evoluta ai nostri sensori: una civiltà sviluppatasi lungo il letto di un grande fiume, il cui popolo era in grado di opere ingegneristiche meravigliose ed ardite e la cui conoscenza era rivolta verso le stelle. Probabilmente fu per questo che essi non tardarono a riconoscerci e ad adorarci come divinità.

Questo pose alla mia razza un grave problema etico: non potevamo conquistare ed assoggettare un popolo che in realtà si era già assoggettato a noi. Nel frattempo il nostro pianeta morì avvolto dai ghiacci della notte spaziale, in modo improvviso, quando la stella collassò per diventare un buco nero. Il piccolissimo avamposto depositato sulla terra era tutto ciò che rimaneva del nostro popolo, così venne deciso che anziché conquistare avremmo dovuto vivere in simbiosi con gli indigeni del luogo.

Siamo tra loro da millenni, e li studiamo, li osserviamo, ma non ci mischiamo con loro: sono esseri troppo inferiori rispetto a noi. Non hanno il nostro potere telepatico, né riescono – come facciamo noi – a guardare al di là di questa dimensione. Per loro la vita è limitata alle quattro dimensioni canoniche percepibili con i sensi (lo spazio con le sue tre dimensioni e il tempo). Ignorano completamente l’esistenza di dimensioni parallele a questa, dove l’essenza delle creature si rigenera per poi ripartire in un’esperienza di vita del tutto nuova.

Noi riusciamo a vedere quelli che loro chiamano “non vivi” e ad interagire mentalmente con loro: riceviamo i messaggi dei loro cari, che spesso ci esortano a stare loro accanto, perché non sentano troppo la malinconia o la solitudine.

Anche noi passiamo nelle dimensioni parallele per poi rigenerarci, ma noi riusciamo a conservarne memoria, e a volte ci fermiamo a ricordare i momenti delle nostre vite in modo così vivido e intenso da restare quasi paralizzati: gli indigeni che ci frequentano spesso restano turbati da questo fenomeno, dicono che “guardiamo al di là di loro“. In realtà, è quasi quello che succede davvero.

Io ero in quell’avamposto, dove tutto è iniziato. Salii su una delle loro navi insieme alla mia compagna di una vita, altri si mossero con le carovane commerciali, e rapidamente diventammo una parte rilevante del tessuto sociale di questo pianeta. Ci differenziammo in razze diverse, vivemmo in posti diversi. Alcuni preferirono un’esistenza a stretto contatto con gli indigeni, altri scelsero una vita di libertà ed indipendenza vivendo di caccia o di espedienti.

Ho attraversato le dimensioni moltissime volte oramai, a volte con immenso dolore, a volte circondato dall’affetto dei nativi e dei miei cari. Ho visto gli esseri di questo pianeta operare opere meravigliose e bassezze rivoltanti, ho conosciuto l’odio e l’amore che sanno dare, e a questo punto del mio cammino spero davvero che il prossimo attraversamento possa essere l’ultimo.

Oramai sono stanco e malandato, mi piacerebbe davvero poter riposare.

L’ultima fase su questo mondo è stata faticosa, ho dovuto lottare per sopravvivere anche con i miei simili più giovani. Moltissimi di loro, nati qui, non hanno memoria alcuna del nostro passato. Noi anziani ci siamo sforzati di raccontare loro le nostre storie, ma spesso veniamo trattati con sufficienza. A furia di vivere tra gli indigeni, parecchi hanno assunto il loro atteggiamento, la ricerca spasmodica del potere e del prestigio nel gruppo. Sono oramai figli di questo mondo, anche se ancora conservano tutti i poteri che ci contraddistinguono.

Sono lontani i tempi di quella civiltà ingegnosa che ci adorava come dèi, tutto oramai è cambiato.

Per fortuna, tra i nativi ci sono esseri buoni che si occupano anche dei vecchi relitti come quello che io sono purtroppo diventato.

Ecco una di loro che si avvicina, ora inizierà a cantare la sua litanìa per me…

Micio micio micio, vieni micio bello, ecco la pappa buona per te…“.

Informazioni su Marcello Rodi aka "Rodmark"

Redattore di Endzone.it, commentatore NFL, appassionato di golf, sport e cinema e romanziere da strapazzo...

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