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Durante queste vacanze mi è capitato di rivedere uno dei film più belli che abbia mai visto, “Good night, and good luck” di George Clooney. Il pregio dei bei film è che ti fanno riflettere, né più né meno come un bel libro o un editoriale ben fatto. E di temi il film ne proponeva tanti: l’intolleranza, il preconcetto, la ricerca della notorietà, l’amore per la verità anche quand’essa è scomoda.

Ma il tema più rilevante – o forse quello che più mi ha colpito – è stato quello del ruolo della televisione e del giornalismo nei confronti dei loro utenti, e della responsabilità che tale ruolo comporta. Edward R. Murrow è negli USA, insieme a Walter Cronkyte, un’icona assoluta del giornalismo radiotelevisivo: tant’è che esiste una sorta di oscar del giornalismo che viene assegnato annualmente e che porta il suo nome. E’ noto per la sua frase “Buonanotte, e buona fortuna” che chiudeva le sue trasmissioni, da quando – inviato di guerra a Londra – si accommiatava così dai suoi radioascoltatori prima di ogni notte, sapendo che ci sarebbero stati i bombardamenti tedeschi sulla città: il suo era un augurio a restare vivi. Negli anni ’50 si schierò contro il Maccartismo con coraggio, arrivando a far aprire una commissione d’inchiesta sui soprusi perpetrati dal senatore del Wisconsin Joseph Raymond McCarthy e dalla commissione parlamentare per le attività antiamericane da lui presieduta.

Più volte da queste righe ho parlato del cattivo giornalismo, della sufficienza di chi dovrebbe documentarsi su affermazioni che dalla maggioranza delle persone poi vengono prese come oro colato e sono in grado di scatenare reazioni rabbiose o alimentare la sfiducia in chi le ascolta. Spesso nei telegiornali si passa da un infanticidio alla presentazione di un programma frivolo con un “cambiamo del tutto argomento” che, secondo chi pronuncia la frase dovrebbe lavare la coscienza. Troppo spesso vengono date notizie non notizie, qualche volte passano anche le bufale proprio perché controllare è considerato quasi una perdita di tempo. Non parliamo nemmeno di alcuni siti internet e dei social network che propagano sciocchezze a cui alla fine tutti noi (quasi nessuno escluso) facciamo da cassa di risonanza.

Inoltre, la mancanza assoluta qui da noi del giornalismo d’informazione (cosa molto diversa dal giornalismo d’opinione praticato in Italia) fa sì che le persone si limitino ad ascoltare le notizie date da chi la pensa come loro: cosa che atrofizza ed uccide la capacità di critica e dà assuefazione a quella che – alla fine – è la pappa bella e fatta con il gusto che più ci piace.

Sarebbe ora di tornare ad una serietà di base che ci hanno insegnato a dimenticare, a una dimensione diversa, a rendere i potenti strumenti che la tecnologia ci offre un servizio per tutti. Potrei parlare di tanti esempi ma dovrei schierarmi facendo perdere a queste righe l’equidistanza che mi piacerebbe avessero. Così mi limito a riportare il testo integrale del discorso che Ed Murrow pronunciò sullo stato della televisione americana la sera che ritirò il premio come giornalista televisivo dell’anno. Il suo programma di approfondimento “See it now“, il 7 giugno 1955 cessò di esistere per fare posto a “The Dollar 61.000 Question“, il primo quiz televisivo a premi. Prendetevi qualche minuto per leggerlo: vi troverete un’attualità sconvolgente anche dopo 60 anni dal momento che è stato pronunciato.

Quello che sto per dire a molti non piacerà. Quando il discorso sarà terminato alcune persone potranno accusare questo reporter di sputare nel piatto in cui mangia. E la vostra organizzazione potrà essere accusata di aver dato ospitalità a delle idee eretiche e addirittura pericolose. Ma la struttura articolata di network, agenzie di pubblicità e sponsor non subirà scossoni, né sarà alterata.

È mio desiderio e mio dovere parlare a tutti voi apertamente di ciò che sta accadendo alla radio e alla televisione, e se quello che dico è irresponsabile, allora io solo sono da ritenere responsabile. La nostra storia sarà quella che noi vogliamo che sia. E se fra cinquanta, o cento anni degli storici vedranno le registrazioni settimanali di tutti e tre i nostri network, si ritroveranno di fronte a immagini in bianco e nero o a colori, prova della decadenza, della vacuità e dell’isolamento dalla realtà del mondo in cui viviamo.

Al momento attuale siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti e compiacenti. C’è un’allergia insita in noi alle notizie spiacevoli o disturbanti, e i nostri mass media riflettono questa tendenza. Ma se non decidiamo di scrollarci di dosso l’abbondanza e non riconosciamo che la televisione soprattutto viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci, isolarci, chi la finanzia, chi la guarda e chi ci lavora si renderà conto di questa realtà quando ormai sarà troppo tardi per rimediare.

Ho iniziato dicendo che la storia la facciamo noi. Se continueremo così, la storia prima o poi si vendicherà e il castigo non impiegherà molto ad arrivare. Una volta tanto elogiamo l’importanza delle idee e dell’informazione. Sogniamo anche che una qualche domenica sera lo spazio occupato normalmente da Ed Sullivan sia occupato da un attento sondaggio sullo stato dell’istruzione in America. E che una o due settimane dopo lo spazio occupato normalmente da Steve Allen sia dedicato a uno studio approfondito della politica americana in Medio Oriente.

Forse l’immagine dei rispettivi sponsor ne risulterebbe danneggiata? Forse i loro azionisti si lamenterebbero e infurierebbero? Che cosa potrebbe succedere oltre al fatto che qualche milione di persone sarebbe più informato su argomenti che possono determinare il futuro di questo paese e di conseguenza anche il futuro di queste aziende. A coloro che dicono: la gente non starebbe a guardare, non sarebbe interessata, è troppo compiaciuta, indifferente e isolata, io posso solo rispondere: ci sono, secondo la mia opinione, delle prove inconfutabili contro questa tesi. Ma anche se avessero ragione, che cosa avrebbero da perdere? Perché se avessero ragione e questo strumento non servisse a nulla se non a intrattenere, divertire e isolare, i suoi effetti positivi si starebbero dissolvendo e presto la nostra battaglia sarebbe perduta.

Questo strumento può insegnare, può illuminare, sì, può anche essere fonte di ispirazione, ma può farlo solo ed esclusivamente se l’essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi. Altrimenti non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola.

Buona notte e buona fortuna“.