pioggia-notte

Sono qui, in piedi sotto la pioggia, esposto a un freddo pungente.

Stranamente non lo soffro, forse perché dentro di me c’è ancora più freddo che fuori.

E’ oramai un anno che te ne sei andata, lasciando una voragine nella mia vita e nel mio cuore.

Eri tutto per me, il mio Amore, la mia amante, la mia sorellina, la mia amica più cara, colei a cui confidavo tutto: anche ciò che mai avrei confidato ad anima viva.

Mi hai lasciato solo tra la gente, senza la mia vita, senza una vita da vivere: quella che avevo è venuta via con te.

Così capita che da allora io ti parli, non usando la bocca ma il mio cuore, follemente convinto che tu – in qualche modo oscuro e misterioso – possa sentire ciò che ti dico, i miei racconti, le mie ansie, le mie incertezze, soprattutto le mie paure.

Finché lascio andare il cuore, riesco quasi a vivere una vita ai margini della normalità, a fare finta di stare bene con chi mi circonda.

Ma quando la mente prende il comando, e la razionalità mi dice che forse non ti vedrò mai più, che forse non tornerai mai più, che forse morirò senza poter rivedere i tuoi occhi e il tuo sorriso, allora arriva la disperazione e non riesco più né a sentirti, né a vederti, né a sapere che fai parte ancora di me.

Resto qui, annientato, sgretolato, con la sola compagnia di quelle parole che vorrei dirti e che restano tristemente chiuse a chiave nel mio cuore.

Quelle parole mai dette.

©2013 Marcello Rodi