Edward-Snowden

Seneca mette queste parole in bocca a Medea nei versi 500-501, quando ella afferma: “cui prodest scelus, is fecit”, cioè “colui al quale il crimine porta vantaggi, quello l’ha compiuto”.

Negli ultimi giorni abbiamo imparato a conoscere tutto di Edward Snowden, il tecnico informatico della NSA che ha scatenato quello che è stato immediatamente battezzato “Datagate” con la solita colossale dose di ignoranza dei giornalisti (o presunti tali) di quasi tutto il mondo i quali, per fare assonanza con il caso “Watergate” (nome dell’albergo spiato nel 1972 dagli uomini di Nixon in quanto sede del Comitato Nazionale Democratico) continuano ad appiccicare il suffisso -gate (cancello) a tutto ciò che riguarda spionaggio o scandali di varia natura.

Edward Snowden, dicevamo. E’ già singolare che un uomo che decide di lavorare per un’agenzia di intelligence abbia una crisi di coscienza così grave da scatenare tutto questo putiferio. Chi lavora con i computer nel campo della sorveglianza sa che potrebbe trovarsi prima o poi a spiare i fatti privati di qualcuno. Fa parte del gioco. E poi io sono naturalmente diffidente verso queste “rivelazioni sulla via di Damasco”. Chiamatemi paranoico, chiamatemi complottista, ma stento a credere che si tratti di una semplice crisi di coscienza. Sono più propenso a credere a un “dormiente” messo lì in attesa di utilizzo da parte di qualcuno.

Ed eccoci al “cui prodest?”. Ancora lo scopo non era svelato. Ma qualcosa è successo nelle ultime ore.

Snowden ha snocciolato notizie ed indiscrezioni con grande sapienza, sia per tenere viva l’attenzione su di lui, sia per allontanare – a mio avviso – i sospetti da chi lo sta manovrando, facendo scorrere sapientemente il tempo come fosse sabbia, con le notizie che allontanano la memoria dall’inizio di tutta questa storia. Da dove è iniziata soprattutto. Hong Kong.

Direte: e cosa c’entra? Semplice: l’ultima indiscrezione (certo, perché nessuno ha finora visto uno straccio di prova di tutta questa storia) parla del fatto che la NSA avrebbe spiato anche l’Unione Europea e alcune Nazioni amiche, tra cui Germania e Italia. Subito si sono levate le urla e i pianti delle prefiche locali, che tra un lamento e una veste stracciata hanno tuonato “Stop al trattato di libero commercio con gli Stati Uniti”! Ed ecco che la tessera mancante arriva a completare il mosaico.

Che nei governi nazionali ci siano simpatizzanti di altri governi esteri non è un mistero. Palmiro Togliatti era un agente sovietico, e non lo affermo io, ma Oleg Gordievskij nel suo libro “La storia segreta del KGB”. E il gioco dell’intelligence deve usufruire di questi sistemi, e chi se ne scandalizza è semplicemente ipocrita, o ha interessi nascosti da difendere. A chi nuocerebbe la cancellazione del trattato di libero commercio con gli USA? Immaginatevi la cancellazione delle spese doganali tra l’Europa e il maggior produttore mondiale di tecnologia, e viceversa l’incremento di produzione di alcuni beni molto apprezzati negli USA e prodotti qui da noi. Una delle principali vittime di questo accordo commerciale sarebbe proprio la Cina, tagliata fuori dal minor costo dei beni nel mercato sull’asse Europa-USA. E forse qualcosa ci rimetterebbe anche qualche governo europeo, che vedrebbe fette di mercato rivolgersi oltreoceano anziché a casa propria, e che quindi è stato tra i primi a levare gli scudi.

Fantapolitica? Delirio? Fantasie da scrittore da strapazzo? Forse. Ma forse anche no.

Pensateci. Perché oggi come oggi gli ideali non contano più molto, contano di più i soldi…