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I Racconti

Da un’altra prospettiva


nebbia

Aveva visto la sua vita andare a gambe levate in pochi mesi.

Prima il lavoro, perso a causa di un banale incidente di cui aveva trascurato gli effetti. Come per tutto il resto, se ne dava la colpa: se fossi stato meno superficiale, se avessi messo al primo posto la mia salute, se, se, se…

Poi quando le cose sembravano andare meglio, una delusione dietro l’altra. E sentiva sempre quelle voci che lo accusavano: se fossi stato più deciso, se mi fossi comportato diversamente, se avessi avuto il coraggio, se, se se…

Persino il sogno che aveva cullato per tanti anni era svanito in pochi giorni, a causa – pensava – della sua incapacità e scarsa sensibilità. Se non avessi avuto fretta, se ci avessi pensato, se fossi stato un pochino più attento, se, se, se…

Ora era là, tra le cose che amava, i suoi hobby, le sue passioni, il suo mondo, la sua stanza. E si rendeva conto che niente di quello che aveva riusciva a ridargli la spinta per ripartire. Si sentiva bruciato dentro, come se una fiammata lo avesse svuotato e, incenerendo la sua anima, avesse cauterizzato il tutto in un’unica enorme cicatrice che non sarebbe mai guarita.

Abbassò lo sguardo e si guardò intorno: il computer, i libri, la televisione, la sua videoteca, le cose che amava. Si rese conto che era la prima volta che le guardava da quell’angolazione, quasi dominandole. Non provava alcuna emozione. “Ecco“, pensò, “forse mi sarebbe servito vedere le cose da un’altra prospettiva“.

Già, un’altra prospettiva. Si era preoccupato sempre troppo di troppe cose, troppo di tutti quelli che aveva intorno: sempre attento a non ferire, a non deludere, a rendere tutto facile. E probabilmente si era sempre dimenticato di sé stesso, non preoccupandosi di cosa sarebbe piaciuto a lui, di cosa lui avesse veramente desiderato. E aveva imparato che alla fine gli altri si comportano proprio così, e vivono la loro vita, mentre lui si era limitato a vivere di riflesso la vita che gli altri volevano che lui vivesse.

Sorrise amaramente, poi trasse un profondo respiro e scalciò via la sedia su cui stava in piedi. Fece in tempo a sentire lo scricchiolìo sinistro delle vertebre cervicali che – sotto l’azione del suo peso – si separavano dal cranio.

Poi, finalmente, fu in pace.

© 2013 Marcello Rodi

Informazioni su Marcello Rodi aka "Rodmark"

Redattore di Endzone.it, commentatore NFL, appassionato di golf, sport e cinema e romanziere da strapazzo...

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