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Appunti

Il “j’accuse” di Alex


Alex Schwazer

Siamo alle solite: processi mediatici sommari fatti prima ancora di ascoltare le motivazioni del “colpevole”, con tanto di sentenza bella pronta ed infiocchettata servita ad un uditorio superficiale e vagamente disinteressato.

Eppure stavolta c’è stato qualcosa di diverso: i giornalisti accorsi alla conferenza stampa pronti per sbranare il povero atleta dopato sono stati, per la maggior parte, respinti con perdite: si sono infatti trovati davanti un ragazzo lucido che – seppur affranto – ha ribattuto con precisione e puntigliosità, in modo quasi “teutonico” come le antiche radici tradite dal suo nome, ad ogni domanda astuta o tendenziosa che gli è stata posta dall’uditorio, rivendicando orgogliosamente i suoi risultati “puliti”.

Ma non solo: ha garbatamente fatto intendere diverse cose interessanti:

  • di essere stato “obbligato” ad andare avanti nonostante il suo desiderio di smettere di correre;
  • di essere stato allenato senza un piano o un qualsiasi criterio dai “tecnici” della Federazione, che lo hanno poi spinto a partecipare sia alla 20 che alla 50 km di marcia (gare che si svolgono in meno di una settimana una dall’altra e che richiedono due tipi di preparazione molto diversa);
  • di essere stato messo sotto pressione dai media che dopo i suoi ritiri lo definivano “finito”, “bollito” e che lo hanno addirittura accusato di essere stato troppo distratto dalla realizzazione dei vari spot pubblicitari (uno, girato a casa di Schwazer e le cui riprese sono durate tre giorni).

Senza contare come ha “zittito” un paio di giornalisti “sportivi” che parlavano chiaramente per sentito dire o per creare polemica.

Ci sarebbe da fare, a questo punto, qualche riflessione sul significato di “sport” e di “dilettantismo”. Per come la vedo io, siamo davanti ad un ragazzo fragile che è stato macinato da un sistema perverso: quello per cui quando vinci vinciamo tutti e quando perdi hai perso solo tu. Alla faccia di De Coubertin.

Alex Schwazer era così disperato e all’angolo che non ha trovato di meglio che suicidarsi sportivamente: niente a che fare con i turpi truffatori dello sport che imbrogliano per vincere facile, solo un bravo ragazzo che ha fatto i conti con la sua coscienza ed ha preferito farsi scoprire per mettere fine ad un perverso carosello che lo stava stritolando. E come sempre succede, ha perso da solo.

Per chi non avesse assistito alla conferenza stampa, ecco il video.

Informazioni su Marcello Rodi aka "Rodmark"

Redattore di Endzone.it, commentatore NFL, appassionato di golf, sport e cinema e romanziere da strapazzo...

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