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Appunti

Come al solito…


Un piccolo appunto in apertura: mi ero ripromesso di non postare sul blog fin quando i nostri Marò non fossero tornati liberi. Devo dire che mi è pesato molto il silenzio, e non posso fare a meno di pensare quanto stia pesando a loro la lontananza dai loro cari e la mancanza della libertà.

Purtroppo le nostre Istituzioni hanno scelto la via della diplomazia, dando mano libera a quattro cialtroni che per i loro meri giochini politici tengono in ostaggio due Servitori dello Stato. Sono certo che se si fosse trattato di US Marines o Fusiliers Marins Francesi, sarebbero stati liberati – con le buone o con le cattive – da mesi. Invece purtroppo per loro sono Italiani, e questa è la riconoscenza che i nostri governanti hanno in serbo per chi serve fedelmente la Nazione – e il sottoscritto ne sa qualcosa.

Esaurito il doveroso preambolo, passiamo all’argomento che mi ha praticamente “costretto” a tornare allo scoperto: la strage di Brindisi e il racconto che ne è stato fatto dai pennivendoli della televisione. Non parlo della carta stampata, perchè sono secoli che non leggo un quotidiano e perchè la carta stampata ha il vantaggio di raccontare le cose quando si sono abbastanza ben sedimentate.

Ero davanti ai teleschermi a guardare le immagini che arrivavano, così come facevano i nostri abili professionisti della parola. Che però sembravano totalmente disinteressati a ciò che le immagini stesse mostravano, preoccupati com’erano di creare lo scoop, la notizia, la clamorosa rivelazione.

E così si vedevano questi abili parolai davanti all’istituto “Francesca Laura Morvillo Falcone” (scritto peraltro a caratteri cubitali sulla facciata dell’edificio) continuare a parlare di scuola “intestata alla moglie di Falcone e al giudice”, “Morvillo E Falcone” o addirittura “al giudice Falcone e a sua moglie”, mancando così totalmente di rispetto al ricordo di Francesca Morvillo. Li abbiamo sentiti ripescare la vittoria della scuola in un concorso sulla legalità, li abbiamo visti telefonare a chiunque potesse avallare le loro teorie, salvo poi attaccare velocemente quando qualcuno degli interpellati incitava ad essere prudenti sulla natura dell’atto criminale. Li abbiamo visti – come altre volte – cantare il de profundis per un’altra ragazza salvo poi (dopo un paio d’ore) smentirne la morte con una leggerezza che lasciava basiti, senza neanche chiedere scusa per il dolore inutile provocato ai familiari e agli amici della stessa – dato che ne avevano anche annunciato le generalità.

Non sono un criminologo di fama affermata, ma alcuni particolari colti da me avrebbero dovuti essere colti, a maggior ragione, da chi di cronaca si occupa per professione. Ad esempio:

  • le mafie non hanno mai utilizzato le bombole di gas da campeggio per confezionare una bomba: pensate solamente a quanti appalti e cantieri controllano, dove sottrarre dell’esplosivo per demolizioni è senza dubbio tutt’altro che un problema;
  • le mafie si nutrono del consenso popolare: anche questo dato è stato bellamente messo in secondo piano di fronte alle ricostruzioni sensazionalistiche che sono state fatte dell’accaduto;
  • le vittime provenivano da Mesagne: è stato tirato in ballo il fatto che lì è nata la Sacra Corona Unita, l’attentato ad un rappresentante delle organizzazioni che combattono le mafie, la residenza della moglie di Totò Riina. Se si fosse voluta la strage l’esplosione sarebbe avvenuta più tardi, quando le studentesse – verso le otto – sarebbero state in numero molto maggiore. E’ evidente che Mesagne potrebbe essere in qualche modo un bersaglio: a che livello ancora non è dato sapere;
  • quando è trapelata la notizia dell’esistenza di un radiocomando nell’ordigno, è stato volutamente ignorato il fatto che se c’è un radiocomando è perché esiste un bersaglio designato: per una strage il timer è più che sufficiente. Addirittura il TG1, dopo più di dodici ore, nell’edizione serale parlava di un “timer settato alle 7:55 che però aveva innescato la bomba dieci minuti prima”. Notizia doppiamente imprecisa: secondo il direttore amministrativo (che era già nell’istituto) la deflagrazione era avvenuta intorno alle 7:35.

A mio modestissimo e ignorantissimo parere, le ipotesi sono solo tre:

  1. il gesto di un sociopatico, una sorta di Unabomber che cerca la notorietà tramite gesti eclatanti. In questo caso la vittimologia è completamente casuale: per lui quello era il momento giusto, e il radiocomando è stato usato per poter assistere al “compimento” della sua opera;
  2. le ragazze erano un bersaglio, per una vendetta o una ritorsione. Allora avrebbe senso la scelta del momento (l’arrivo del pullman da Mesagne) e probabilmente l’identità della vittima e dei feriti. Chissà se qualcuno sta scavando nel passato dei genitori delle ragazze coinvolte…
  3. la più inquietante, contorta e forse meno probabile: un pedofilo respinto talmente disturbato da mettere in atto una clamorosa vendetta: allora le ragazze, e non i genitori, sarebbero il reale bersaglio.

Quello che resta di tutto questa tragedia è l’assurdo sciacallaggio che ne è stato televisivamente fatto, seminando il panico a Brindisi con il collegamento all’arrivo della carovana antimafia, alla commemorazione del ventennio dalla morte di Falcone, al disagio sociale e così via. Sarebbe bastato limitarsi a raccontare i fatti per fare una figura migliore e fornire un servizio come andrebbe fatto, anziché rincorrere a tutti i costi il sensazionalismo.

La cosa triste è che il terremoto spazzerà velocemente via il ricordo della dolce Melissa Bassi, portata via senza ragione alcuna come una scritta sulla sabbia dalle onde del mare. Una menzione speciale a tutti coloro che si sono affannati immediatamente a parlare di “bombe di stato”: io credo e voglio credere che il mondo in cui pensate di vivere non esista.

Informazioni su Marcello Rodi aka "Rodmark"

Redattore di Endzone.it, commentatore NFL, appassionato di golf, sport e cinema e romanziere da strapazzo...

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