In questi giorni, dopo il Festival di San Scemo, in seguito all’intervento di Geppi Cucciari si è riacceso l’interesse intorno al nome di Rossella Urru, la volontaria ventisettenne di Samugheo in Sardegna, rappresentante del Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (CISP) che è stata rapita nella notte tra il 23 e 24 Ottobre 2011 in Algeria insieme a due colleghi Spagnoli.

Dopo la Cucciari anche Fiorello si è unito all’appello, e a quel punto molte “testate” on-line si sono lanciate in campagne stracciandosi le vesti per questa ragazza. Le intenzioni iniziali erano sicuramente lodevoli, ma al trenino si sono subito accodati complottisti, polemisti di professione, cialtroni e disinformati vari. Il massimo del delirio è stato leggere (non cito la fonte per decenza e per pietà) che “mentre lo Stato Italiano si fa in quattro per due Marò che hanno ASSASSINATO due poveri pescatori indiani, Rossella Urru viene ignorata dai nostri governanti”.

Ignobile!

Vorrei far riflettere questo caravanserraglio di personaggi su alcuni punti.

Il primo: il 20 febbraio (prima del can can mediatico) il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dichiarava: “Le condizioni di Rossella Urru sono buone” dopo l’incontro con i genitori della ragazza. Ed il ministro degli Esteri Terzi precisava che “il riserbo è d’obbligo per la soluzione positiva” del caso. Sembra dunque evidente che il silenzio non è mai stato dovuto a disinteresse, ma semplicemente a SALVAGUARDARE LA SALUTE DELLA RAGAZZA. Nessuno ha riflettuto sul fatto che coloro che hanno rapito la Urru possano essere semplicemente un manipolo di predoni che mascherano le loro malefatte dietro una sigla terroristica. In questo caso, vedendo che la cassa di risonanza è scarsa, potrebbero lasciar andare gli ostaggi più facilmente o con un riscatto minore. Se invece fossero terroristi veri, vedere troppo interesse attorno alla vicenda (Al-Qaeda ha occhi e orecchie anche qui, non dimentichiamolo) potrebbe tentarli verso un epilogo cruento e spettacolare per dare una lezione all’Occidente, con conseguenze infauste per tutti.

Seconda cosa: la risonanza mediatica intorno ai Marò è dovuta, in quanto si parla di un Governo Sovrano che ha infranto tutti i trattati internazionali su navigazione e giustizia. Far sentire la pressione internazionale può certamente evitare che si prendano – da parte loro – decisioni drastiche ed irrimediabili. Non c’è alcuna protezione “speciale” per quei “guerrafondai” dei soldati italiani, che sono entrambi padri di famiglia e servitori dello Stato, e non meritano di essere apostrofati come qualcuno si è permesso di fare!

Un eroe vivo è sempre meglio di un eroe morto. E a volte bisognerebbe lasciar fare il lavoro a chi lo sa fare, e non mettere il becco ovunque. E a sproposito!