Mario Camicia

Oggi, purtroppo, come troppo spesso accade bisogna salutare un amico. Un amico di molti, uno di quegli amici che ti entrano in casa e ti tengono compagnia per interi pomeriggi. La sua morte ti fa riflettere su molte cose, anche sul fatto che bisogna essere fortunati persino nel morire: se n’è andato quasi da insalutato ospite, oscurato dalla fine pressoché concomitante di Giorgio Bocca. Lui non era certo un “partigiano della parola”, ma di sicuro è stato un innovatore nel suo campo, quello delle telecronache.

Sto parlando – lo avrete certamente capito – di Mario Camicia. Anzi, del grande Mario Camicia. Grande nella sua sincerità, nella spontaneità, nella competenza. Un innovatore, dicevo. Uno che aveva fatto della naturalezza la sua arma vincente. Tanti telecronisti si sforzano di essere precisi, asettici, professionali; mettono un muro di distanza tra le emozioni e l’evento che stanno commentando, o peggio ancora fingono di esaltarsi e sciorinano improbabili iperboli verbali per celebrare le gesta sportive che sono chiamati ad illustrare al pubblico. Mario no, non era così. Lui ti entrava in casa e si sedeva sul tuo divano, come quell’amico sbracato e un po’ caciarone con cui stai volentieri e con cui ti piace seguire il tuo sport preferito. E così, tra un commento pecoreccio e un aneddoto succoso, l’amico ti trascina su quel divano e ti ci tiene inchiodato per ore, come un grande affabulatore. E tu lo segui rapito, e non vedi l’ora che torni di nuovo per passare il tempo con lui.

Ecco, questo era Mario Camicia per me. In questi ultimi mesi ho seguito il golf con molta malinconia e qualche speranza, orfano del mio amico che adesso so che non tornerà più. Sono molto triste e voglio rendergli merito perché, in fondo, un po’ è stato il mio maestro. Quando intrapresi la mia breve carriera di commentatore NFL su Dahlia TV, devo confessare che un po’ mi rifeci al suo stile, commentando la partita come se la raccontassi ad un amico: e in fondo devo a lui – oltre che naturalmente alla bravura e alla competenza di Matteo Gandini – il piccolo successo personale che riuscii a riscuotere allora.

Mi mancherai Mario, ci mancherai tantissimo. Vorrei concludere questo breve scritto con una battuta, una delle tante che il popolo di Twitter, attento ai fatti molto più degli organi cosiddetti “di informazione”, gli ha dedicato. Credo avrebbe riscontrato il suo favore, lui che era così ironico, teneramente ruvido e sincero.

Mi ha sempre molto divertito il fatto che uno che si chiamasse Camicia si occupasse di golf“.

Ciao Mario. Fai un buon viaggio.