Mi piacerebbe tanto scrivere, in questi giorni, di cose futili quali lo sport, il cinema, i libri o che so, l’intimo femminile ad esempio. Invece assisto al lento disgregarsi del mio Paese e non riesco a tacere. Non che scrivere su queste pagine possa aiutare in qualche modo: le leggono in pochi e di certo nessuno dell’Italia “che conta”. Però scrivere mi fa sentire meglio: tutto sembra meno inutile, ed inoltre contribuisce ad alleggerirmi l’anima da questo cruccio insopportabile.

Quando qualche settimana fa arrivò Mario Monti al Governo venne accolto da fanfare e cali dello spread, tutti dissero che ci avrebbe salvato dal disastro e che oramai eravamo fuori dal periodo buio del Governo Berlusconi. Aspettavamo miracoli fantastici da questo signore che si era guadagnato fama di integerrimo economista super partes, stimato in egual modo sia da un lato dell’Emiciclo che dall’altro.

Adesso capisco anche perché!

Premetto per l’ennesima volta che non sono un economista, ma per come la vedevo io l’Italia aveva bisogno di poche cose oltre alle misure “canoniche” di tutte le finanziarie tradizionali. Quando una società commerciale è in difficoltà la prima cosa è liberarsi degli asset meno indispensabili: dismettere immobili del demanio, cancellare enti inutili, limitare la politica assistenzialista al minimo. Mi viene da sorridere, ad esempio, quando sento parlare di “tagli alla cultura” a proposito – ad esempio – della nostra industria cinematografica: la più grande industria cinematografica del mondo (quella hollywoodiana) si regge esclusivamente sull’iniziativa privata. Qui da noi lo stato finanzia i cinepanettoni, mentre le cose migliori spesso arrivano proprio dal cinema cosiddetto “indipendente”. Ma lasciamo correre, questo è un altro discorso.

Dicevo del Governo: dismettere ed intraprendere passi atti al recupero dei capitali esportati illecitamente e a limitare l’evasione fiscale doveva essere un passo inevadibile. La Germania e la Gran Bretagna hanno stipulato accordi con la Svizzera che garantiscono la tassazione dei capitali custoditi nella Confederazione Elvetica. Come? Semplice: la Svizzera stessa comunica quando un cittadino di quei Paesi versa capitali nelle loro banche, senza dare il nome del cittadino stesso. Poi provvede ad applicare a quei capitali le tasse richieste dalla Nazione interessata e provvede al versamento dell’importo all’Erario della Nazione creditrice. Anche altre Nazioni Europee stanno procedendo ad accordi simili con la Confederazione Elvetica. Indovinate un po’, a detta delle stesse autorità Svizzere, chi ancora non ha avuto nemmeno contatti in tal senso? E poi è notizia di oggi che, dopo la scomparsa delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni “serie”, c’è stato il ritocco al ribasso sia della tassa sulle supercar che sulle imbarcazioni. Mi è venuto subito da pensare alla passione nautica di alcuni nostri noti leader politici.

Questa manovra piano piano si sta riducendo ad una classica manovra da Governo politico. Che difatti ha cassato  anche i tagli alle spese della Casta nascondendosi dietro a un cavillo burocratico…

Il problema è che la nostra classe dirigente, per lo più inetta e corrotta, continua ad influenzare le scelte di un Governo che tecnico è solo sulla carta, dipendendo com’esso dipende dalla “fiducia” degli stessi indegni millantatori che ci hanno portato a questo punto. Non sarebbe stato meglio allora lasciar fare le stesse cose a chi governava prima?

L’unica ricetta seria sarebbe un Governo del Presidente, staccato dai voleri di un Parlamento delegittimato ed incapace. Una sospensione della Democrazia, dite? Forse; però si sa che un tumore al cervello non si può certo curare con uno sciroppino…