indice di borsa

Sono giorni delicati, e l’atteggiamento da tenere sarebbe quello di un rispettoso silenzio, non fosse altro perché parlando è difficile trattenere il fiato. Invece leggo e sento il continuo rincorrersi di quelli che vengono definiti, con neologismo terribile, boatos. Tutti parlano e propongono ricette, alternative, idee, pareri quasi sempre sgraditi e non richiesti. E poi giù a condannare gli speculatori che prendono di mira la nostra povera Italia. Ma chi sono questi perfidi diavoli cornuti che si accaniscono sulla povera gente che fa i salti mortali per conservare quei quattro soldi risparmi di una vita?

In gran parte – udite, udite – siamo proprio noi! Noi che affidiamo i nostri soldi alle banche per garantirci una pensione integrativa che possa consentire una vecchiaia decorosa. O che ci divertiamo con il PC o lo smartphone a fare del trading on line. Però, non avendo l’abilità o il tempo di un vero broker, settiamo dei parametri per cui il software ci avverta quando è meglio vendere o acquistare. I software sono quelli, e i parametri variano di poco: ed ecco che a un certo punto tutti iniziano a vendere (e l’indice scende) o ad acquistare (e l’indice sale). E come criticare le banche se tentano di ricavare dai nostri soldi guadagni per noi (pochi) e per loro (generalmente molti)? Certo, poi ci sono anche gli squali, ma ormai credo siano pochi e degni più che altro di un film americano…

Il problema, in fondo, è tutto qui: ognuno di noi è pronto a raccogliere e quasi mai pronto a cedere. Basterebbe che tutti i nostri industriali (manifatturieri, ad esempio) decidessero di riportare in Italia le loro sedi di produzione per creare posti di lavoro e ricchezza. Certo, loro dovrebbero rimetterci qualcosa. Basterebbe che ognuno di noi acquistasse un po’ di titoli di stato, accollandosi parte del nostro debito e rimettendoci qualcosa. Basterebbe che lo Stato vendesse tutti gli assets inutili e cessasse la politica assistenzialista privatizzando e rendendosi più agile, rimettendoci qualcosa. Basterebbe che i nostri politici si assegnassero uno stipendio alto ma nei paramentri della normalità, e pagassero autobus, taxi, cinema, ristoranti rimettendoci qualcosa.

Il problema è che nessuno di noi ci vuole rimettere nulla, e aspetta che qualcun’altro ci pensi.

Non sono un economista, e sono convinto che ciò mi aiuti a vivere in una sorta di beata incoscienza in questo momento. Però sono fermamente convinto che dovremo presto – per amore o per forza – cedere molto del nostro benessere alla causa comune. E più saremo preparati a farlo, meglio vivremo le prossime emergenze…

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