Non sono uno che scrive a raffica, ma quando una cosa mi stuzzica non riesco a trattenermi. E il processo di Perugia ha stimolato le mie pulsioni grafomaniache in modo irresistibile, dandomi diversi spunti di riflessione.

Il primo è quello più evidente: abbiamo una giustizia schizofrenica. Com’è possibile che un imputato possa passare dal primo al secondo grado di giudizio da completamente colpevole senza ombra di dubbio (tanto da meritare il massimo previsto, venticinque anni) ad innocente perché il fatto non sussiste. Qualcuno ha sonoramente sbagliato – anche qui senza ombra di dubbio – e lo Stato Italiano si troverà a pagare salati indennizzi per la carcerazione indebita, se la sentenza di assoluzione piena verrà confermata anche dalla Cassazione. Badate bene, non i giudici o gli investigatori, ma lo Stato, cioè io e voi che avete la pazienza di leggermi. Alla faccia del referendum del 1987 con cui il Popolo Italiano (sovrano, di cosa non si sa) si espresse in modo schiacciante a favore della punibilità dei magistrati…

Secondo spunto: Meredith Kercher. E’ la dimostrazione che i morti non hanno voce. Nel baraccone mediatico che si è agitato frenetico attorno al processo, la povera vittima ha avuto si e no una particina da comparsa. Complice il tempo che ha attenuato l’impressione del delitto, il ricordo della studentessa inglese è miseramente impallidito al cospetto delle lacrime in aula e del pallore di Amanda Knox, sospettata di essere la sua carnefice. Su uno dei TG nazionali che seguiva in diretta i momenti della sentenza, la giornalista che commentava le sequenze aveva la voce tremante, travolta com’era dall’empatia per quella povera ragazza che chiedeva con voce rotta di “poter avere di nuovo un futuro“, esattamente lo stesso futuro che era stato negato a Meredith Kercher. Tutto secondo il copione più classico delle dark ladies: giocare sulla fragilità e sull’emotività al momento del giudizio finale per poter influenzare la giuria…

Terzo spunto: l’avvocato Giulia Bongiorno. Questo, confesso, è un pensiero da complottista, ma visto che a fianco di Amanda si era schierata anche Hillary Clinton e l’intero Dipartimento di Stato Americano, probabilmente qualcuno avrà pensato che sarebbe stato meglio mantenere i nostri rapporti con gli USA sul filo della cordialità. E allora, con manovra discreta ma decisiva, è stata affidata la difesa di Sollecito a quella che viene unanimemente giudicata la vera e unica Principessa del Foro in Italia. Tant’è che “Gli Stati Uniti apprezzano lo scrupoloso riguardo con cui il caso è stato trattato dal sistema giudiziario italiano“. Così il portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland ha commentato la notizia dell’assoluzione in appello di Amanda dall’accusa di omicidio. Ma su questa frase torneremo in conclusione…

Il quarto ed ultimo spunto è più che altro una curiosità: seguo con passione una serie di telefilm intitolata Lie to me, in cui uno studioso inglese riesce a scoprire la verità su alcuni casi studiando le microespressioni dei personaggi coinvolti nel caso stesso. La serie è ispirata agli studi di un noto psicologo, Paul Ekman, che è anche consulente scientifico per la serie stessa della FOX. Il lavoro di Ekman sulle espressioni del viso ha avuto uno spunto di partenza dal lavoro dello psicologo Silvan Tomkins. Ekman ha dimostrato che, contrariamente alla convinzione di alcuni antropologi tra cui Margaret Mead, le espressioni facciali e le emozioni non sono determinate dalla cultura di un posto o dalle tradizioni ma sono universali ed uguali per tutto il mondo, ciò indica che quindi sono di origine biologica. Bene, durante questi telefilm, spesso accade che – per dimostrare la consistenza dell’espressione mostrata – il viso dell’attore venga messo a confronto con quello di personaggi noti ritratti nella stessa situazione. Per spiegare, ad un’espressione di vergogna venne confrontato tra gli altri il volto di Bill Clinton nell’atto di confessare la propria relazione con la stagista Monica Lewinsky. Ebbene, in una puntata in cui si manifestava il senso di colpa tra i volti noti spuntò (indovinate un po’) quello di Amanda Knox…

Per concludere, un’ultima annotazione in riferimento all’attuale compiacimento degli USA circa la nostra giustizia, così da completare il mio lunghissimo sfogo: dopo il primo grado, si lesse sui giornali di quel Paese quanto il nostro sistema giudiziario fosse inefficiente ed incapace a giudicare in modo equanime una cittadina americana. Una bella predica, considerando quello che accadde tempo fa a due italiani, tali Sacco e Vanzetti

«Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un radicale, e davvero io sono un radicale; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano […]»
(dal discorso di Vanzetti del 19 aprile 1927, a Dedham, Massachusetts)