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I Racconti

Touchdown!


Non riusciva a crederci! Aveva protetto con il fuoco di copertura tutto ciò che restava del suo plotone mentre gli uomini raggiungevano l’elicottero che doveva evacuarli, e adesso che toccava a lui la M60 che equipaggiava l’Huey si era inceppata! Così rischiava seriamente di terminare la sua avventura su questa terra in mezzo a quella risaia sperduta nel buco del culo del mondo.

Avevano subìto l’attacco dei vietcong mentre si stavano trasferendo verso la zona d’atterraggio designata: appena avevano raggiunto il centro esatto di quella risaia erano iniziati i colpi di mortaio – provenienti dalla boscaglia che circondava la radura – seguiti dalle armi leggere, probabilmente cecchini appostati, vista la precisione con cui avevano colpito i suoi uomini prima che questi realizzassero di essere sotto attacco. Poi avevano iniziato a battere il terreno con le mitragliatrici pesanti. Aveva valutato che fossero almeno due, messe a nord-ovest e a nord-est della loro posizione, che incrociavano il fuoco su di loro.

Sarebbe stata questione di secondi, poi Charlie avrebbe capito che l’elicottero era indifeso ed avrebbe spostato il suo fuoco sul mezzo, sterminando tutti i ragazzi che erano già a bordo. Non poteva permetterlo!

Questa è una dannata situazione da quarto-e-venti, con pochi secondi sul cronometro e il nostro quarterback fuori uso!

Stranamente, in quel momento, riecheggiava nella sua testa la voce del coach alla fine dell’ultima partita che aveva giocato prima di arruolarsi volontario in fanteria. Avevano fronteggiato una situazione simile, e gli avevano dato la palla per sorprendere la difesa con una corsa centrale dalla wildcat, aperta dal fullback e dal tight end. Purtroppo allora non era andata bene, e avevano perso.

Temeva che anche stavolta sarebbe andata male, ma non c’erano alternative.

Si liberò delle giberne. Strinse bene i lacci degli anfibi.

La presa dei piedi a terra è fondamentale, gli aveva detto una volta il coach.

Afferrò la sua carabina M1. Poi attese il conteggio.

Blu forty-five, red twenty-one. Hut! Hut!

Balzò fuori dal terrapieno dove si stava riparando. Non vedeva più la risaia, era concentrato sulla riga della endzone venti yards più avanti. Udiva il frastuono dello stadio misto al sibilare dei proiettili. Il fuoco si era concentrato su quella figura che attraversava velocemente il terreno paludoso. Sembrava quasi che i piedi galleggiassero sull’acqua, per quanto era veloce. Cambiò direzione una, due, tre volte, disorientando i mitraglieri nemici. Chi avrebbe allungato quell’inutile agonia correndo più strada del necessario?

Subì il colpo di un linebacker alla gamba, ma effettuò un rollout liberandosi del tentativo di placcaggio. La ferita – di striscio – non rallentò in modo sensibile la sua corsa. Mancavano solo dieci yards, e poi avrebbe vinto la partita. In quel momento la M60 si sbloccò e il mitragliere potè ricominciare a coprire la corsa di quel pazzo. Poi arrivò un colpo secco alle costole, doveva essere stato il defensive end che lo aveva rimontato! Vedeva rosso per il dolore, ma erano solo cinque yards. Si lanciò in tuffo sulla endzone, come aveva fatto qualche mese prima.

Stavolta la safety non riuscì a fermare il suo volo verso il successo. Proprio in quel momento gli A-1 Skyraider sganciarono il loro napalm sulla boscaglia. Sentì l’esplosione, come succedeva ogni volta che riuscivano a segnare nel loro stadio. Percepì le mani dei suoi compagni che lo afferravano per festeggiare i sei punti decisivi. Lo issarono sull’elicottero che decollò immediatamente.

Touchdown! riuscì a dire, prima di svenire. Felice.

©2011 Marcello Rodi

Informazioni su Marcello Rodi aka "Rodmark"

Redattore di Endzone.it, commentatore NFL, appassionato di golf, sport e cinema e romanziere da strapazzo...

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