Citizen-Kane--007

Una decina di giorni fa ho scritto qualche riga sulla fatica di Luca Bauccio, il libro intitolato Primo, non diffamare, dedicato alle storture mediatiche a cui siamo quotidianamente esposti. Qualcuno dirà che è il prezzo della democrazia e della libertà di parola. Occorrerebbe però sempre ricordare che la propria libertà termina dove inizia quella altrui…

Parlavo dunque di Luca Bauccio, il quale carinamente mi ha contattato ringraziandomi per le parole spese sul suo libro, e mi ha inviato un bellissimo profilo – naturalmente sviscerato nella sua opera – che pubblico con immenso piacere.

Si tratta del “giornalista vate”. Ne conosciamo molti, direi. Ma se leggiamo attentamente questo profilo, potremmo riconoscerli prima ancora che essi diventino grandi, e magari evitare che questo accada…

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“Nel sottobosco della diffamazione si sviluppano tipi umani con caratteristiche da studiare. A metà tra un soggetto da gabinetto scientifico e una figura da letteratura fantastica il giornalista diffamatore prende pieghe e sembianze diverse a seconda della personalità, capacità e del grado di cinismo e meschinità.

Il giornalista Vate è un primo tipo.

La sentenza del tribunale giornalistico di solito ha natura etica e morale. Un involucro che dovrebbe mettere in salvo il diffamatore da critiche e reazioni. In questo retroterra appare, mistico e miracolato, il giornalista vate, una sorta di denunciatore a tempo pieno, un indignato sempre dedito a smascherare e avvisare l’imminente fine del mondo. Il giornalista vate è un abilissimo manovratore della paura e dei drammi collettivi.

Se vi imbattete in uno di questi, andate a vedere subito chi è, e cercate di capire da dove arriva la sua contumelia, se è frutto di un disegno, se ha complici della banda pronti ad azzannarvi a ruota alla vostra prima reazione. Contro il giornalista vate non dovrete solo vincere una causa ma dovrete riuscire nella neutralizzazione della muta scomposta che lo circonda a protezione ed emulazione. Nella testa del giornalista vate c’è un’ingenua autoesaltazione. Egli, attratto nella spirale della celebrità che regala la meraviglia della sazietà a lungo anelata, si ritrova dal nulla a recitare la parte del tutto. Il giornalista vate documenta così le sue verità: raccontandovi la propria vita, sovente insondabile, visto che fino ad allora ha condotto un’esistenza anonima e senza tracce. Al giornalista vate nessuno alza la voce, nessuno muove una critica, nessuno chiede spiegazioni. Vuoi mai che qualche vaticinio si avveri, e uno resta a fare la figura di quello che lo aveva contraddetto?

Il giornalista vate gira per concorsi e premi, inizia con quelli estivi per poi dedicarvisi a tempo pieno. Quando giunge in un luogo guarda compassionevole, abbozza un sorriso lieve, quasi una smorfietta, distilla sofferte accuse, condanna con rigore e sapienza. Si vanta di ogni probità e amicizia altolocata. A cominciare dallo Spirito Santo, che evoca e muove per il cinico marketing di se stesso.. Qualunque cosa dica tutti lo applaudono, si associano, approvano. Lui ringrazia, con modestia.

Se qualcuno prova a contraddirlo, però, la parola del vate diventa un anatema, un tuono, una scarica elettrica.
Verso di lui vale l’anatema di Emile Zola: «Cervelli fumosi», pronti a «far chiasso» con la «smania di farsi leggere e di conquistare una notorietà clamorosa», artefici consumati nel «pubblico discorrere di roghi, le cui fiamme sono per fortuna soltanto decorative».

Come il loro pensiero”.

©2011 Luca Bauccio