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Forse il titolo avrà tratto in inganno qualcuno che avrà pensato a riflessioni legate al mondo economico. In realtà volevo parlare dell’attentato che ha scosso Peshawar un paio di giorni fa.

Per quelli che non erano attenti alla situazione, distolti com’erano dai referendum contro Berlusconi (perché alla fine di quello si trattava, e non di fare un ragionamento costruttivo su quello che sarebbe convenuto o non convenuto votare), una o più bombe sono state fatte esplodere in un mercato di Matani, 20 km a sud della città Pachistana, provocando 35 morti e un centinaio di feriti.

La cosa strana è che i Talebani – che avevano solennamente giurato di vendicare Osama Bin Laden e di punire il Pakistan per la sua morte – si sono affrettati a NON rivendicare l’attentato. “Noi non prendiamo di mira gente innocente, ma attacchiamo le forze di sicurezza, il governo pachistano e le persone che lo sostengono“, hanno rimarcato tramite un loro portavoce. Una rivendicazione che puzza da lontano di coda di paglia. I Latini, nella loro grande saggezza, affermavano che excusatio non petita accusatio manifesta: chi avrebbe messo dunque la bomba? Magari gli Americani, per rafforzare il distacco tra la popolazione e gli Studenti Coranici, dirà qualcuno. Tanto più che il capo della CIA, Panetta, era a Peshawar in quelle ore…

A me invece torna in mente un altro attentato analogo, avvenuto il 5 febbraio 1994 nel mercato di Markale, nel pieno centro di Sarajevo, quando alcune granate (allora battezzate come Serbe) provocarono 68 morti e 200 feriti. Quell’attacco brutale non fu mai rivendicato, ma secondo molti fu la scintilla che spinse la comunità internazionale – rimasta praticamente a guardare fino ad allora – ad intervenire nella guerra civile contro i Serbo-Bosniaci guidati da Radovan Karadžić e pilotati da Slobodan Milošević.

Peccato che – come “orecchiai” anni dopo mentre ero in missione proprio a Sarajevo – vox populi sostenesse che quelle granate fossero state lanciate proprio da mani Musulmane per provocare l’ondata di sdegno che infine decise la guerra praticamente a loro favore. Sun Tzu, ne “L’arte della Guerra” affermava che “in ogni conflitto le manovre regolari portano allo scontro, e quelle imprevedibili alla vittoria.

A volte non tutto è come sembra.