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C’erano diversi argomenti in questi giorni che avrebbero meritato qualche parola di commento, come l’ennesimo attentato a Herat con codazzo di sciacallaggio populistico da parte di qualche politico, l’arresto di Ratko Mladić in Serbia – barattato in cambio dell’ingresso in Europa come è stato a suo tempo per Radovan Karadžić, e prima ancora per Slobodan Milošević -, il rilascio di Michele Misseri, sulla cui colpevolezza i media non hanno mai dubitato e che adesso è indicato come un povero martire vittima di un matriarcato assassino e raccapricciante. Però, considerato che c’erano voci più alte ed autorevoli della mia ad occuparsene, ho preferito godermi qualche giorno di quiete.

Quiete da cui sono uscito seguendo il richiamo irresistibile delle sirene che guaivano affrante all’ennesimo scandalo del nostro calcio.

Sarò cinico, o forse – preferisco – disincantato, ma secondo me questo non è l’ennesimo scandalo. In realtà lo scandalo non è mai cessato, accettato dal sistema perché in fondo il calcio è un giocattolo redditizio. Oramai da tempo ha cessato di essere sport, trasformato com’è in spettacolo da una marea di pennivendoli schiamazzanti, da pizzaioli senza scrupoli, da emittenti pronte a sborsare cifre da capogiro, da bambocci viziati a cui si perdona tutto in nome di una presunta classe sopraffina, da società pronte a strapagare il primo diciottenne capace di tre colpi di tacco di fila.

E poi, quando il sistema che puzza di marcio da chilometri viene inquisito dalla Giustizia ordinaria, tutte le piaghe purulente vengono allo scoperto e i pennivendoli si scandalizzano, le società si dissociano, i bambocci si discolpano.

E badate bene, da quando il sistema è sottoposto alle scommesse legali, in presenza di un flusso anomalo di puntate i bookmakers hanno il dovere di avvisare Lega e Federazione. Che però non hanno MAI avuto nulla da eccepire. Peccato che dell’ambaradam si sia accorta una Procura della Repubblica, che invece ha trovato assai da eccepire.

Ma non preoccupatevi: prima di fine luglio si radierà un paio di tesserati, si retrocederà qualche società, e poi il carrozzone sarà pronto a ripartire…

Nota a margine: il timore è che la serie B e la Lega Pro non siano abbastanza appetibili per qualcuno. Con i piccoli si fa poca carriera. magari mettiamo in mezzo qualche pezzo grosso. De Rossi, magari, che ha un sacco di problemi (personali e familiari) ma che ormai ha la nomea del teppista. Roba da titolone!

Ecco perché il silenzio è d’oro: a volte ci si farebbe una figura migliore…