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Monografie

Harris & Waters: attenti a quei due!


Cliff Harris e Charlie Waters hanno composto la coppia di safeties della famigerata Doomsday Defense dei Dallas Cowboys, ed hanno giocato assieme in cinque Superbowl, vincendone due. Sono stati compagni di squadra per dieci lunghi anni, dal 1970 al 1980, e non hanno mai avuto nella loro carriera una stagione perdente. Un’altra storia straordinaria dalla franchigia della “Lone Star”.

Per quanto la Doomsday Defense fosse conosciuta principalmente per il suo “front seven“, la secondaria di quella squadra era da considerarsi una delle componenti principali di quella macchina devastante: il tandem formato da Waters ed Harris era a capo di un’unità che era il naturale completamento della travolgente presenza di Randy WhiteHarvey “Too Mean” MartinEd “Too Tall” JonesBob Breunig e compagnia bella. Prendete separatamente Waters ed Harris, ed avreste avuto due buoni giocatori NFL. Mettendoli assieme, i Cowboys si assicurarono il tandem della secondaria difensiva più dominante e produttivo di sempre. Erano giocatori simili con storie diverse, ma quando scendevano assieme in campo scoccava qualcosa di unico e speciale, quel tipo di chimica a cui non si può fare scouting e non si può draftare, quell’affiatamento che rese la coppia Harris-Waters una coppia così di successo. Come quando Harris, dopo aver intercettato un passaggio, partì incrociando il campo e ritornò fino circa alle 10 yards, dove venne chiuso dagli avversari. Allora, senza nemmeno girarsi, lanciò indietro la palla tra le mani di Waters, che varcò indisturbato la linea della endzone; al termine della gara, alla domanda “Come facevi a sapere che Charlie Waters era dietro di te” Harris rispose con semplicità: “Telepatia“.

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Charlie Tutan Waters è nato a Miami, Florida, il 10 settembre 1948. Dopo una brillante carriera universitaria a Clemson, venne draftato dai Cowboys al terzo giro (66a scelta assoluta) nel 1970. Al camp fece la conoscenza di Clifford Allen Harris, un suo coetaneo nato a Fayetteville, Arkansas. A differenza di Charlie, Cliff non proveniva dal draft, nè da un grande college: la sua carriera universitaria si era svolta nell’ateneo battista di Ouachita, dove Gil Brandt lo aveva scovato ed invitato al camp dei Cowboys. Ma, come molti giovani atleti di quel periodo, Cliff si doveva dividere tra lo sport e gli impegni connessi al conflitto in Vietnam. Così Harris passava la settimana ad addestrarsi presso la sua unità militare ed il weekend a giocare con i Cowboys. A causa di ciò, Cliff e Charlie si alternavano nel ruolo di free safety in quel periodo. Ma a Tom Landry i due giovanotti garbavano assai, così per schierarli entrambi trasformò Waters in cornerback fino al 1974, anno in cui si ritirò Cornell Green e il “Dynamic Duo” assunse la sua conformazione definitiva, diventando per tutti semplicemente “Cliff & Charlie“.

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Proprio a causa degli impegni militari di Cliff, Charlie fece il suo debutto in pre-season contro i Green Bay Packers del grande Bart Starr. “I primi due giochi furono due corse“, ricorda Waters. “Le famose Green Bay Sweep. Le fermammo facilmente. Questo lasciò i Packers in una situazione di terzo-e-nove. Alla partenza dell’azione, Starr arretrò cercando un ricevitore libero; quattro secondi dopo, era ancora nella tasca. Alzò il pallone come per lanciare, ma poi cambiò idea e arretrò ancora. Dopo due passi, la tasca stava collassando e ancora non c’era un ricevitore libero. Allora Bart Starr decise di fare una cosa inusuale per lui: partì in scramble tentando di conquistare il primo down. Appena passata la linea di scrimmage, subito si diresse verso la sideline ed io cominciai velocemente ad incrociare la sua rotta: entrambi tenevamo d’occhio il marker del primo down, e la collisione avvenne un paio di yards prima. A causa del terreno umido, scivolammo attraverso la linea dei fotografi per quattro-cinque yards buone prima di fermarci. A quel punto, io sopra di lui con le nostre facce separate solo dalle grate, mi disse: “Bel placcaggio!”. Il bimbo dentro di me ebbe il sopravvento, e gli risposi: “Grazie! Mi farebbe un autografo?”. Lui ghignò e rispose: “Forse dopo la partita”

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I Dallas Cowboys di allora erano l’America’s Team, una sofisticata macchina guidata dal genio di Tom Landry, con la faccia elegante di “Captain America” Roger Staubach e l’impressionante potenza distruttiva della Doomsday Defense. Cliff e Charlie andavano a mille, anche sfruttando le innovazioni tecnologiche e strategiche messe a disposizione dallo staff dei Cowboys. Cliff si guadagnò il soprannome di “Captain Crash” per la caccia spietata che dava ai portatori di palla avversari e per l’impeto con cui colpiva placcando: “Avevo un casco speciale, disegnato dal dottor Marietta, un ingegnere aerospaziale che faceva i caschi da astronauta per la NASA a Houston. L’imbottitura era fatta con una schiuma semisolida all’interno che serviva ad attutire l’effetto dei colpi sul lobo frontale, avvolta in un involucro di pelle morbida. Durante una partita contro i Cardinals al Texas Stadium lessi perfettamente lo schema offensivo chiamato da Jim Hart: stava per lanciare su Mel Gray che effettuava una traccia curl (avevamo studiato filmati e chiamate dei Cardinals fino alla nausea prima della partita). Il mio timing era perfetto, e tra me e il touchdown non c’era nessuno… a parte il mio casco. Appena anticipai Gray, il mio casco schizzò un pò di schiuma nei miei occhi, e persi la palla. Da quel momento il mio pensiero fu rivolto a quello che coach Landry mi avrebbe detto commentando il filmato dell’azione dopo la partita. Il commento del coach ad una grande azione era “bella giocata”, mentre su una brutta azione avrebbe potuto dire “non devi fare queste cose, Cliff”, o peggio “hai giocato come un dilettante, non da professionista!”. Mentre il filmato si avvicinava al mio errore, il martedì sera, mi ripetevo che avrei spiegato il fatto della schiuma per giustificarmi. Ma quando arrivò il momento, coach Landry disse “Devi prenderle palle come questa, Cliff!”. Tutto quello che riuscii a replicare fu “La prossima volta lo farò, Signore“.

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Rispettato per il suo coraggio e la sua correttezza in campo, Charlie Waters fu selezionato 3 volte per il Pro Bowl, ed altrettante volte per la selezione ALL-PRO. Ha collezionato 9 intercetti in partite di playoffs, di cui ben 3 nella stessa gara; ha totalizzato 50 intercetti in carriera. Ha bloccato 4 punts in due partite consecutive. E’ stato votato due volte dai suoi tifosi come Favorite Cowboy, selezionato nell’All-NFL Rookie Team, ha ricevuto lo Sports Illustrated Unsung Hero Award ed il Dallas Cowboys Silver Anniversary Team. E’ stato inserito nella South Carolina and Clemson University Hall of Fame e nei 300 migliori giocatori di sempre da Total Football, l’enciclopedia della NFL.
Cliff Harris ha totalizzato in carriera 29 intercetti riportati per 281 yards ed 1 touchdown, 18 fumble recuperati e ritornati per 91 yards. Ha guadagnato 418 yards su ritorno di punt e ben 1.622 su ritorno di kickoff. Introdotto nell’Arkansas Sports Hall of Fame, e nella NAIA Hall of Fame. I giornalisti di Sports Illustrated lo hanno nominato free safety del loro Dream Team. E’ stato finalista nel 2004 per la nomina della Pro Football Hall of Fame, nello stesso anno in cui i Cowboys lo hanno introdotto nel loro Ring of Honor.

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Cliff & Charlie si sono entrambi ritirati al termine della stagione 1979, quella di “The Catch“. Charlie a causa di un infortunio che lo aveva fermato per una buona parte della stagione, Cliff ufficialmente per seguire i suoi affari: ma chi vi scrive è intimamente (e forse un pò romanticamente) convinto che Harris sapeva bene che senza Waters non sarebbe più stato così divertente giocare a football. Charlie Waters dopo il suo ritiro è stato allenatore a livello universitario, con gli Oregon Ducks, e nella NFL come defensive coordinator dei Denver Broncos (1989). Dopo queste esperienze, ha lasciato il mondo del football per riunirsi con l’amico ed il complice di sempre: insieme a Cliff Harris si occupano di energia elettrica e gas nella loro società, partecipano a conferenze, e scrivono libri sulla Golden Age dei Dallas Cowboys, quei bellissimi irripetibili anni dell’America’s Team.

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©2008 Marcello Rodi

Informazioni su Marcello Rodi aka "Rodmark"

Redattore di Endzone.it, commentatore NFL, appassionato di golf, sport e cinema e romanziere da strapazzo...

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