Oggi ho sentito definire alla radio il caso di Melania Rea come “il caso che sta appassionando l’Italia“. E questa definizione mi ha fatto riflettere.

Purtroppo è vero, ci appassioniamo così tanto a questi casi di cronaca nera. Ma è davvero una nostra scelta? E allora la domanda che mi sale spontanea alle labbra è: ma che fine hanno fatto Yara Gambirasio, e prima di lei Sara Scazzi, e ancora prima Chiara Poggi, di cui forse qualcuno non ricorda nemmeno il nome? Non li giudichiamo più appassionanti questi casi, non sono più di moda, queste vittime non hanno più lo stesso appeal che ha ora Melania?

Oppure forse siamo tutti pilotati da un branco di sciacalli mediatici che scelgono per noi quale vittima è trendy e quale no? Che hanno trasformato la dignità del mestiere di informare in una continua truculenta caccia al mostro? Che sbattono il sospetto in prima pagina infarcendo i servizi di “sembra“, “si dice“, “parrebbe“, “fonti bene informate affermano“, e che quando i castelli accusatori franano non si disturbano nemmeno a dire “avevamo sbagliato a credere“…

Tanti anni fa, un cabarettista oramai quasi dimenticato di nome Pippo Franco in una sua macchietta, parlando del suicidio, recitava (cito a memoria): “Oggi ti ammazzi, domani sei sulle prime pagine di tutti i quotidiani, e dopodomani con te ce se puliscono er…“, alludendo all’usanza di una volta di mettere i fogli dei vecchi quotidiani tagliati in piccoli quadrati nei bagni pubblici al posto della carta igienica. Ricordo che allora questa battuta mi faceva sorridere.

Oggi francamente un po’ mi terrorizza.