La storia di Toni Fritsch è unica, come unico era l’uomo che ne è stato protagonista. E’ la storia di un football di altri tempi, inconcepibile al giorno d’oggi dove tutto è professionismo esasperato. E’ la storia di uomini di altri tempi, come Tom Landry, Tex Schramm e Gil Brandt, che avevano il coraggio di esplorare percorsi inediti. E’ la storia di amicizie sincere, passioni vere, amore per lo sport. Ecco come un piccolo atleta austriaco riuscì a diventare un “eroe dei due mondi”.

Anton nasce a Petronell, alle porte di Vienna, il 10 giugno 1945. Come tutti i bimbi d’Europa, comincia prestissimo a tirare calci ad un pallone. Inizia a giocare con i suoi coetanei a 5 anni, ma brucia velocemente le tappe grazie ad una velocità di base fulminante ed ad una potenza di tiro fuori dal comune: ad 11 anni inizia ad essere allenato in maniera professionale nelle squadre giovanili del Rapid Vienna. La società calcistica diventa la nuova famiglia di Fritsch, rimasto orfano in giovane età: spesso infatti il ragazzo dorme nei locali del centro sportivo dove si allena abitualmente. Toni raggiunge il suo primo titolo nazionale a 13 anni, e a 19 entra a fare parte della rosa di prima squadra, giocando con essa 123 partite, segnando 15 goals e vincendo tre titoli nazionali (1964, 1967, 1968) e due Coppe d’Austria nel 1968 e 1969. Alcuni momenti sportivi rimangono indelebili nella coscienza collettiva di una Nazione, fino a diventare leggenda: l’Austria ricorda la medaglia d’oro di Franz Klammer a Innsbruck nel 1976, lo spaventoso incidente di Niki Lauda sul circuito di Nurburgring, la rete di Hans Krankl che eliminò la Germania Ovest dalla Coppa del Mondo nel 1978 e la doppietta di Toni Fritsch a Wembley nel 1965. La nazionale inglese guidata da Sir Alf Ramsey e capitanata da Bobby Moore avrebbe vinto la Coppa del Mondo nove mesi più tardi, ma in quella sera di ottobre, a Londra, fu la squadra austriaca a giocare come i campioni del mondo, e Fritsch in modo particolare. Marcata da Nobby Stiles, la veloce ala destra segnò una strepitosa doppietta che contribuì al successo 3-2 dell’Austria, che fu capace di rimontare dal 2-1. Era solo la terza volta che qualcuno riusciva a battere l’Inghilterra in casa propria: c’erano riuscite solo l’Ungheria nel 1953 e la Svezia nel 1959. Era nata la leggenda di “Wembley Toni”. E soprattutto il secondo goal, realizzato con una prodezza balistica dalla lunga distanza, avrebbe cambiato il destino di Toni Fritsch.

Dopo 17 presenze con la nazionale austriaca, agli inizi degli anni ’70 la proverbiale velocità di Fritsch cominciò a calare. Con l’arrivo negli USA del soccer portato dai New York Cosmos di Chinaglia, Pelè e Beckenbauer iniziò anche nella NFL la moda del soccer-style kick. Prima di allora, il kicker doveva essere capace di assestare un gran calcio di punta al pallone per farlo volare in mezzo ai pali. Questo stile era esemplificato da Tom Dempsey, kicker dei New Orleans Saints, che essendo nato con metà piede destro (non aveva le dita e la punta, ed il piede terminava tronco), lo usava praticamente come un martello, e realizzò il record di 63 yards contro i Detroit Lions, record che resistette per ben 33 anni prima di venir eguagliato da Jason Elam. In questo scenario Tex Schramm, General Manager deiDallas Cowboys ed uomo di vedute eccezionalmente aperte, spedì Gil Brandt (lo stesso che aveva portato a Dallas il velocista olimpico Bob Hayes nel 1964) e Ben Agajanian (kicking guru dei Cowboys) in Europa, patria del soccer.

Tom Dempsey

Quando lo staff dei Cowboys sbarcò a Vienna, nel 1971, alla ricerca di un calciatore di ruolo, l’ex Ct austriaco Leopold Stastny aveva segnalato loro il nome di Fritsch, che era pronto per una nuova avventura. Non parlava una sola parola di inglese e non aveva mai visto prima un pallone da football americano, ma sapeva calciare. I Cowboys lo portarono a Hohe Warte, nel 19esimo distretto viennese, dove in un campo usato dai militari americani dopo la Guerra erano ancora presenti i goal posts del football. Fritsch li centrò alla perfezione, dopodiché firmò il contratto: “Ero l’unico in grado di fare bene quel lavoro, e venni ingaggiato. Non avevo mai visto una partita di football, nè tantomeno un pallone come quello. Dopo un paio di giorni mi fecero firmare un contratto che non potei leggere, ma vi giuro che fu il miglior contratto che io abbia mai firmato nella mia carriera ed in vita mia“. Non parlare inglese si rivelò a volte un vantaggio e a volte uno svantaggio per Fritsch. Quando arrivò al training camp dei Cowboys a Thousand Oaks, California, la squadra accolse Toni con un misto di simpatia e di diffidenza. Per rompere il ghiaccio, Toni chiese al suo interprete di domandare se qualcuno avesse voglia di scommettere con lui: avrebbe non solo centrato i pali con i suoi calci, ma sarebbe riuscito a colpire esattamente la traversa con la palla. Il fullback Walt Garrison, fiutando l’affare, accettò la scommessa. Fritsch effettuò 12 calci, dalle 20 arretrando fino alle 48 yards, colpendo la traversa 12 volte! Racimolò ben 100 dollari da Garrison, che però non la mandò giù. Quella sera, dopo il primo giorno di camp, le truppe erano stanche ed affamate. Garrison disse a Fritsch che ci sarebbe stata bene una pizza, e dato che i kickers faticavano in allenamento meno degli altri giocatori, lui avrebbe dovuto offrirsi per andare in città a prenderle. A quel punto Toni, un pò perchè intimamente condivideva l’idea di Garrison circa l’impegno degli altri, un pò perchè adorava la pizza, sgattaiolò fuori dal dormitorio guidando per tre miglia fino in città, prese le pizze e tornò velocemente indietro. Un pò troppo velocemente, dato che venne fermato dalla polizia locale. A quel punto scese dall’auto, senza patente e senza parlare una parola di inglese. Riuscì a dire ai poliziotti “Io Dallas Cowboy!” indicando la t-shirt della squadra che aveva indosso. “Sicuro amico, e io sono il Cavaliere Solitario! Sei in arresto” fu la risposta dei poliziotti. Per fortuna Gil Brandt oliò qualche ingranaggio quella notte, e lo fece rilasciare. Le pizze arrivarono fredde, ma Garrison confessò ridendo che quella era stata la pizza più gustosa che avesse mai mangiato.

Walt Garrison

Iniziava una nuova vita per Toni, in un mondo nuovo e con nuovi amici, uno dei quali si chiamava Charlie Waters, safety dei Cowboys e suo holder per quegli anni:”Quando Toni arrivò da noi, era stempiato ed un pò fuori forma, almeno per gli standard del calcio. Era piccolo, sembrava quasi un uovo di Pasqua con un elmetto in testa ed i piedi sotto, ma ragazzi! come calciava. E poi era insensibile alla pressione della gara. Immagino avesse giocato al cospetto di re, regine e centinaia di migliaia di tifosi. La sua prima partita con noi fu al vecchio Busch Stadium contro i St.Louis Cardinals. Come sempre quando giocavamo contro i “Cardiac Cardinals”, la partita si fece tesa negli ultimi due minuti. Arrivammo in parità a 10 secondi dalla fine, a 43 yards dai pali, e Toni fece il suo ingresso in campo, con la face mask singola che sembrava quasi un’estensione del suo mento. I Cards chiamarono un timeout tentando di deconcentrare il nostro kicker, che rimase invece tranquillo. Alla ripresa del gioco, ricordo la grossa safety dei Cardinals Larry Wilson che urlava a Toni: “Hey, Crauto, sei una schiappa!”. Ma, purtroppo per lui, Toni non capiva una sola parola d’Inglese. Snap, hold e kick. Perfetto! “No problem” proclamò Toni mentre lo portavamo in trionfo fuori dal campo.” Il The Dallas Morning News titolò il suo articolo il giorno seguente con una frase che diventò un classico di Toni Fritsch: “I keeka the touchdown“. L’anno dopo Toni vinse il Superbowl con la sua squadra, ed è tuttora l’unico atleta austriaco ad essere riuscito in questa impresa.

Fritsch in maglia Cowboys

Col passare degli anni, però, la potenza di Toni si affievolì, com’era naturale che fosse, finché un anno coach Tom Landry decise di testare altri kickers. Landry era stato un punter da giovane, e la sua cura dei particolari era maniacale. Decise di effettuare dei drills a distanza crescente, e raccomandò a Charlie Waters di tenere la palla assolutamente verticale durante l’holding, in modo da far calciare i quattro kickers testati nelle stesse condizioni. Inoltre mise una telecamera a riprendere i drills e un assistente a cronometrare le velocità degli snap, che avrebbero dovuto essere comprese tra 1,27 e 1,32 secondi tra l’inizio dell’azione ed il calcio. Infine, si posizionò a meno di cinque metri da Waters ad osservare i drills. All’altezza delle 35 yards, i primi tre kickers avevano fallito il loro tentativo. Era il turno di Fritsch. Racconta Charlie Waters: “Il suo piede sfregava l’erba sul punto di holding come se cercasse l’oro. Quindi si protese in avanti guardando il suo bersaglio, i pali. Era così basso che avevo sempre l’impressione che alzando la testa avrei potuto toccare il suo casco col mio. Misi giù a terra la mano sinistra, confermando il punto di holding. Mi sforzavo di non avere contatto visivo con Toni. Con Tom Landry a tiro di voce, Toni in puro stile da ventriloquo parlò a mezza bocca col suo strano inglese: “Inklinalo poko intietro, prego, Chally”. “Che cosa?” chiesi con lo sguardo, atterrito, attendendomi l’esplosione d’ira del Coach da un momento all’altro. Allora lui ripeté lamentosamente, senza guardarmi, con la bocca contorta da una parte: “Inklinalo poko intietro, prego, Chally”. “Questa poi…” pensai “così mi metti nei casini…”. Toni fece due passi indietro e due di lato. Ci guardammo, e lui annuì col capo. Ricevetti lo snap, lo misi a terra e… lo inclinai leggermente come Toni mi aveva chiesto. Il calcio centrò i pali. Il giorno dopo durante la visione delle riprese del drill, sapevo che il Coach avrebbe voluto dirmi qualcosa, ma non lo fece nè allora nè mai. Di sicuro aveva notato l’inclinazione della palla. Immagino che anche lui avesse le sue preferenze. E Toni ebbe il posto“.

Con la divisa degli Oilers

Fu comunque quella l’ultima stagione di Fritsch con i Cowboys: nel 1976 passò ai San Diego Chargers, poi agli Houston Oilers e ai New Orleans Saints, fino a finire la carriera nella USFL con gli Houston Gamblers. Nel 1980 fu convocato al Pro Bowl, e terminò la sua carriera di 11 anni nella NFL con uno score di 758 punti in 125 gare, di cui 317 per i Cowboys. Toni è tuttora l’unico kicker nella storia NFL ad aver calciato almeno un field goal in 13 partite di playoffs consecutive. “Il football era un lavoro a tempo pieno per me” dichiarò Fritsch, che non si dedicò mai ad altri sport come tennis o golf nemmeno come hobby nel tempo libero, “ci vuole concentrazione per calciare per bene una palla da football, specialmente sotto pressione. Ma più c’era pressione, più mi piaceva calciare!“.

Dopo il suo ritiro, Fritsch ha lavorato in Europa come commentatore sportivo, commentando come analista NFL il primo Superbowl trasmesso in Germania da una rete tedesca. Ha anche lavorato nel mondo della finanza, fornendo supporto agli uomini d’affari austriaci che dovevano stabilirsi negli Stati Uniti. Fritsch era ancora conosciuto in Austria come ex-stella del calcio, avendo continuato a lavorare per la sua vecchia società, il Rapid Vienna, nei sei mesi che trascorreva annualmente nella sua città natale. Pur non avendo più alcun ruolo attivo nel football, amava comunque trascorrere i restanti sei mesi nel suo appartamento di Houston.

Toni tra i Giants di Graz (Austria)

Il 13 settembre 2005 era un giorno speciale per Toni Fritsch: era felice perchè il suo Rapid, la squadra che l’aveva cresciuto e che considerava la sua famiglia, ritornava nel grande giro europeo della UEFA Champions League. Uscito di casa, passò ad acquistare i biglietti per l’incontro contro il Bayern Monaco. Poi si diresse verso il suo ristorante preferito, dove amava spesso pranzare durante i suoi soggiorni austriaci, ed entrò pregustando un piacevole pasto. Non ne uscirà più, colpito da un infarto fulminante. I suoi tifosi gli hanno reso omaggio durante quella partita con un lungo applauso e con un minuto di silenzio.

Era un uomo senza nemici, tutti gli volevano bene” ha detto il giornalista Heinz Prüller, “È stato un campione sia in Europa che in America“.

L'ultima foto, con la padrona del ristorante

Amava il divertimento ed era benvoluto da tutti” ha ricordato Gil Brandt, “È stato uno dei nostri fin dal primo giorno. Appena arrivato, non parlava inglese e non conosceva il nostro sport. Per lui non è stato facile passare dalla celebrità austriaca alla lotta per un posto nel roster, ma sapeva calciare la palla come pochi altri“.

I tifosi austriaci di “Wembley Toni”, in particolare quelli del Rapid, lo sanno bene, come tutti i tifosi americani dei Dallas Cowboys. A tutt’oggi, Toni Fritsch è l’unico atleta a poter vantare una sua biografia nei siti di due tra le più grandi organizzazioni sportive professionistiche del mondo: la UEFA e la NFL.

© 2006 Marcello Rodi