Hoodoo_Sunrise

Jack era un sognatore, ed uno dei suoi desideri più grandi era quello di assistere, prima di lasciare questa vita, al “Primo Contatto”: l’evento che avrebbe segnato per sempre il destino dell’umanità. Veniva così chiamato dagli ufologi il momento in cui gli extraterrestri – che secondo alcuni ci osservavano già da tempo immemorabile – si sarebbero appalesati alla Razza Umana, donandole pace e tecnologia in grado di farle compiere quel salto di qualità necessario ad una serena convivenza universale.Jack non avrebbe saputo dire quando questo desiderio si era fatto strada in lui, che era cresciuto con suo padre in quella polverosa stazione di servizio nel bel mezzo del deserto del Mojave, tra California e Arizona, guardando il cielo stellato ogni sacrosanta notte della sua vita e facendo il pieno di benzina agli autoarticolati e ai turisti di passaggio in quel posto situato al centro di un rettilineo lungo una trentina di chilometri sulla Clima Road, tra i maestosi pinnacoli di pietra che tutto il mondo conosceva grazie ai film di John Ford.Quel giorno però Jack era particolarmente eccitato: la CNN aveva appena diffuso la notizia di un avvistamento poco lontano da dove si trovava, anche se l’Air Force – di stanza a Nellis, in Nevada, dove si diceva ci fosse la famigerata Area 51 – si era poi affrettata a smentire le voci parlando dei soliti palloni metereologici. Era così concentrato sul notiziario che la voce che udì alle sue spalle lo fece trasalire vistosamente.

“Tutte balle!”.

Jack si voltò sorpreso, e vide lo straniero: grande e grosso, una camicia a scacchi rossa e verde su una tuta di jeans consumata e unta, braccia forti e irsute da camionista qual’egli era, profondi occhi azzurri su un viso gioviale ed aperto, barba incolta ed un cappellino da baseball dei San Diego Padres.

“Mi scusi, non l’avevo sentita arrivare”, si schernì Jack, che era realmente sorpreso di non aver udito il ruggito dell’enorme Kenworth W900 che si trovava parcheggiato davanti alla pompa in quel momento, nè tantomeno il tintinnio del campanello sulla porta del bar dietro il cui bancone si trovava mentre guardava la televisione.

“Non c’è problema amico. Una birra per favore… Non mi dirà sul serio che è interessato a quelle stronzate” disse lo straniero indicando la TV, mentre prendeva la bottiglia che Jack gli stava porgendo dopo averla estratta dall’armadio frigorifero.

“Beh, molti dicono che gli alieni siano già qui, intorno a noi, e ci stiano studiando aspettando che la razza umana sia in grado di capire ed utilizzare…”.

“Naaaaaaah, tutte balle amico! Secondo lei gli omini verdi si sarebbero fatti un viaggio di milioni di miglia solo per poterci guardare di nascosto come tanti viscidi maniaci sessuali?”. Lo straniero scoppiò in una fragorosa risata. “Si metta nei loro panni. Lei lo farebbe?”.

“Beh, non possiamo ragionare secondo i nostri parametri” azzardò Jack, mentre uscivano avviandosi alla pompa per fare carburante all’enorme autoarticolato. “Loro hanno altri criteri di giudizio rispetto a noi, un’altra mentalità…”.

“Amico, se proprio devono muovere il culo dalle fottute stelle dove si trovano, quelli vengono qui per farci un culo così e fotterci la maledetta vecchia Terra, glielo dico io!”, disse lo straniero con un tono che ammetteva poche repliche, mentre sorseggiava la sua birra ghiacciata. “Si scordi i maledetti marziani, ci mancherebbero solo loro qui a creare problemi!”.

Jack incassò il colpo, considerando che tutto sommato forse quell’uomo aveva ragione. Dopotutto l’America aveva accolto tutti: Italiani, Sudamericani, Arabi, e ne aveva ricevuto in cambio malavita, droga, terrorismo…

“Sa, forse ha ragione” ammise tristemente mentre riponeva la pistola della benzina sulla pompa.

Era così depresso che non notò negli occhi del camionista una fugace ombra di affetto misto a tenerezza mentre pagava il suo conto. L’uomo salì sull’enorme camion, e mise in moto; poi il veicolo si mosse, uscì dall’area di rifornimento ed imboccò di nuovo la Clima Road. Jack voltò le spalle e rientrò nel bar, giusto un attimo prima che il Kenworth si dissolvesse nel nulla in una grande nuvola di scintille multicolori…

©2010 Marcello Rodi