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James Francis Thorpe nacque il 28 maggio 1887 (alcune fonti dicono 1888) in una capanna nei pressi di Shawnee, Oklahoma, anche se altri documenti riportano l’indicazione di Prague, Oklahoma. Il suo certificato di battesimo è a nome di Jacobus Franciscus Thorpe. I suoi genitori erano di sangue che definire misto potrebbe essere considerato un vero eufemismo. Suo padre era Hiram Thorpe, contadino, di padre irlandese e madre pellerossa (Sac and Fox). Sulla madre le fonti discordano: secondo alcune era Mary James, indiana Potawatomi discendente del Grande Capo Falco Nero, atleta e guerriero molto rispettato. Secondo altre si trattava di Charlotte Vieux, di padre francese e madre nativa americana. Questo probabilmente fu dovuto al fatto che Hiram Thorpe ebbe 19 figli con cinque donne diverse, di cui undici con la Vieux.

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Jim venne cresciuto come un Sac and Fox, e chiamato Wa-Tho-Huk, che in lingua pellerossa significa “cammino luminoso”. Il nome venne scelto secondo la tradizione dei nativi americani, che legavano il destino del neonato ad un evento rilevante verificatosi durante la nascita. La leggenda narra infatti che nel momento in cui Jim veniva alla luce, il sole si sia affacciato all’ingresso del teepee, creando una striscia di luce fino al giaciglio della madre.
Insieme al suo gemello Charlie, Jim cominciò a frequentare la Sac and Fox Indian Agency School a Tecumseh, circa undici chilometri dal suo villaggio. Charlie morì di polmonite ad otto anni, e Jim non riuscì a rassegnarsi molto facilmente, fuggendo dalla scuola moltissime volte. “Amavo fare di corsa gli undici chilometri che separavano la scuola da casa mia, sfidando qualsiasi rappresentante del regno animale incontrassi lungo il percorso. Ma il vero sogno era quello di potermi confrontare con qualcun altro, avversario o compagno di scuola che fosse“.

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Hiram Thorpe allora, per evitare queste fughe continue, lo mandò presso la Haskell Indian Nations University a Lawrence, Kansas. Quando sua madre morì, due anni dopo, Thorpe cadde in una profonda depressione e lasciò nuovamente la scuola.
Dopo infinite discussioni con suo padre, se ne andò di casa per lavorare in un allevamento di cavalli.

Jim tornò a casa nel 1904, e decise di iscriversi alla Indian Industrial School di Carlisle, Pennsylvania, dove venne allenato da Glenn Scobey “Pop” Warner, uno dei coach più importanti della prima storia del football negli Stati Uniti. Verso la fine di quell’anno, Hiram Thorpe morì. Jim lasciò nuovamente la scuola, per riprendere il lavoro dei campi per qualche anno e poi rientrare a Carlisle, dove avrebbe iniziato la sua carriera sportiva.

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Secondo la leggenda, Thorpe iniziò la sua carriera atletica a Carlisle nel 1907, scendendo in pista e battendo i migliori saltatori in alto della scuola con un salto da 1.85 effettuato con indosso i vestiti di tutti i giorni. Vero o no, i primi risultati ufficialmente registrati di Jim in atletica leggera risalgono proprio al 1907. E l’atletica leggera non fu la sola attività a cui Thorpe si dedicò a Carlisle: partecipava infatti anche a football, baseball, lacrosse (uno sport di origini pellerossa, un misto di football, calcio, pallamano e pelota basca) e persino a gare di ballo.

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Jim si guadagnò l’attenzione di tutti gli Stati Uniti per la prima volta nel 1911. Giocando da runningback, defensive back, kicker e punter per i Carlisle Indians, segnò tutti i punti della sua squadra portandola alla vittoria per 18-13 su Harvard, con 4 field goals ed un touchdown. La squadra terminò la sua stagione con un record di 11-1. L’anno successivo guidò Carlisle alla conquista del campionato universitario nazionale segnando 25 touchdowns e 198 punti in 12 partite. Quella stagione comprende una impressionante vittoria del piccolo college pellerossa per 27-6 sulla squadra di Army: in quella partita, Thorpe segnò un TD da 92 yards annullato per una penalità in attacco. Sul gioco seguente, Thorpe segnò con un TD da 97 yards. Sia nel 1911 che nel 1912 Jim Thorpe venne eletto All-American Player.

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Il football era – e sarebbe rimasto – lo sport preferito da Thorpe, anche se sporadicamente gareggiava in atletica leggera. Eppure, sarebbe stata proprio l’atletica la disciplina che gli avrebbe regalato la fama maggiore. Jim salpò insieme alla squadra olimpica USA per Anversa, Belgio, per raggiungere Stoccolma dove si sarebbero tenute leOlimpiadi del 1912. Si allenò sulla nave per tutta la durata della traversata, e dominò le gare del pentathlon e deldecathlon, stabilendo records rimasti imbattuti per interi decenni.

Re Gustavo V di Svezia premiò Thorpe per entrambe le gare. Come racconta Bob Berontas nel suo libro, “Prima che Thorpe potesse allontanarsi [dopo la premiazione], il re afferrò la sua mano e pronunciò la frase che l’avrebbe inseguito per il resto della sua vita. ‘Signore'”, disse, “‘siete il più grande atleta del mondo’“.
Thorpe, che mai aveva partecipato ad una cerimonia in vita sua, rispose con semplicità ed onestà: “Grazie, Re“.

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I successi di Thorpe non passarono inosservati in patria, ed al suo ritorno venne onorato con una imponente sfilata a Broadway.
Più tardi raccontò: “Sentivo la gente scandire il mio nome, e non riuscivo a capire come un solo individuo potesse avere così tanti amici“.
Oltre all’esperienza in atletica, Jim partecipò anche ad uno dei due match di esibizione di baseball tra squadre composte di atleti della rappresentativa USA di atletica, tenuti durante le stesse Olimpiadi. Non era quella la prima esperienza di Thorpe nel baseball, come tutto il mondo avrebbe scoperto con sorpresa poco più tardi.

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Le grandi vittorie olimpiche di Jim vennero macchiate nel 1913, quando alcuni giornali scrissero che aveva giocato due stagioni tra i semiprofessionisti del baseball, riuscendo tra l’altro a stabilire un singolarissimo record: battere tre fuoricampo sul territorio di tre diversi stati nella stessa gara. In un incontro giocato in un campo situato nel punto triconfinante tra Texas, Oklahoma e Arkansas, battè un fuoricampo verso il muro sinistro del campo, con la palla che atterrò sul territorio dell’Oklahoma. Il secondo volò a destra in Arkansas, e il terzo andò dritto al centro, in territorio texano.

Il Comitato Olimpico aveva regole severe circa i compensi monetari agli atleti.
Thorpe, che affermò di aver giocato per amore del gioco e non per soldi, scrisse anche una lettera a James E. Sullivan, segretario dell’AAU (Amateur Athletic Union), affermando “Spero di essere parzialmente scusato dal fatto di essere stato solo un povero studente indiano e di non sapere abbastanza su tutte queste cose. Infatti, non sapevo di fare qualcosa di sbagliato, perchè facevo le stesse cose che moltissimi studenti come me avevano fatto, semplicemente non usando il loro vero nome“.
La lettera non l’aiutò, e l’AAU lo cancellò dalla lista degli atleti dilettanti, invitando il Comitato Olimpico Internazionale a fare altrettanto.
L’invito venne seguito, e Thorpe venne dichiarato professionista. I suoi record e le sue medaglie vennero cancellate.
Anche se Thorpe avesse giocato per soldi, la sua squalifica non fu impartita secondo le regole. Nel regolamento delle Olimpiadi del 1912, era scritto che ogni ricorso avrebbe dovuto essere presentato entro i 30 giorni successivi alla cerimonia di chiusura dei Giochi. Il primo giornale a pubblicare la notizia lo fece nel gennaio del 1913, ben sei mesi dopo i Giochi. Tuttavia, i giudici dell’AAU e del CIO ignoravano la regola, o scelsero di farlo. E ci furono anche prove del fatto che lo stato di Thorpe era stato già messo in discussione ben prima delle Olimpiadi, e questo era stato deliberatamente ignorato dall’AAU fino alla denuncia giornalistica del 1913.

L’unico aspetto positivo per Thorpe fu che, a quel punto, iniziarono a fioccare le offerte delle squadre della Major League Baseball.
Jim firmò per i New York Giants, giocando tre stagioni come outfielder.
Passò ai Cincinnati Reds nel 1917 giocando 77 partite prima di tornare ai Giants per altri 26 incontri.
Chiuse con la MLB nel 1919 giocando per i Boston Braves.

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Ma Jim non aveva abbandonato il football: un’ottantina di anni prima di Deion Sanders, giocò contemporaneamente nelle due discipline ai massimi livelli. Nel 1915 firmò per i Canton Bulldogs, venendo pagato 250 dollari a partita, una cifra esorbitante per quei tempi. La squadra vinse il titolo nel 1916, 1917 e 1919.
Nel 1920, i Bulldogs furono una delle quattro squadre che formarono l’AFPA (American Professional Football Association), evolutasi poi nell’odierna NFL.
Jim Thorpe ne fu il primo presidente, continuando a giocare per la sua squadra e ad allenarla. Tra il 1921 e il 1923 Thorpe fondò e giocò con gli Ohio Oorang Indians, una squadra composta soltanto da nativi americani.
Giocò nel 1924 e 1925 per i Rock Island/New York Giants (diventando uno dei due soli giocatori ad aver giocato per la franchigia sia a football che a baseball), per tornare nel 1926 ai “suoi” Bulldogs.
Chiuse a 41 anni e 52 incontri giocati la sua carriera nel football con una comparsata nella stagione 1928 nelle file dei Chicago Cardinals.

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La parabola di Jim Thorpe affonda nella Grande Depressione: il fantasma del grande campione si aggirava in cerca di lavoro, qualunque esso fosse.
Partecipò a qualche film interpretando piccole parti da nativo americano in western di scarsa fattura, e cadde preda dell’alcool. Dopo due matrimoni e otto figli, le imprese sportive e parasportive, Thorpe scivolò lentamente nell’oblio di una vita miserevole, per riemergere temporaneamente nel 1950, quando povero in canna venne ricoverato in ospedale per un tumore alla bocca.
L’evento scosse le coscienze, e si aprì una (breve) gara di solidarietà per sostenerlo.

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Nel 1951 la Metro Goldwin Mayer girò un film sulla sua vita, diretto da Michael Curtiz (il regista di Casablanca).
Il film si intitolava “Jim Thorpe All-American”, ed aveva per protagonista Burt Lancaster.
Thorpe, che aveva venduto i diritti alla MGM nel 1931 per 1.500 dollari, non ricevette un solo dollaro dal ricavato degli incassi.
Due anni dopo subì il terzo, fatale infarto mentre mangiava con la terza moglie nella sua casa su ruote a Lomita, in California.
Nonostante i tentativi di rianimazione, Jim partì per la sua ultima gara il 28 marzo 1953, a 65 anni.

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Ma questa storia incredibile non finisce qui!

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All’inizio, la famiglia di Thorpe voleva seppellirlo in Oklahoma, e dedicargli lì un monumento. Il Governatore non acconsentì. La terza moglie di Jim, Patricia Askew, venne a sapere di una piccola comunità della Pennsylvania chiamata Mauch Chunk che cercava disperatamente un modo per attirare risorse turistiche e di affari. Allora fece un accordo con il governo locale, che accolse le spoglie di Thorpe, gli eresse un monumento e ribattezzò la piccola cittadina in suo onore: Jim Thorpe, Pennsylvania. Il monumento a Jim sorge là, con incisa la frase di Re Gustavo V di Svezia.

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Nel 1963 Jim Thorpe ricevette il più alto onore dalla NFL, l’introduzione nella Hall of Fame di Canton come membro eccellente. In più, la sua statua a grandezza naturale campeggia al centro della rotonda di ingresso del museo.

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Nel 1982, le Poste USA riconobbero la grandezza di Thorpe dedicandogli un francobollo. Lungo quegli anni vennero fatti numerosi tentativi per rendere a Thorpe, o quantomeno alla sua memoria, i titoli olimpici del 1912. I figli di Jim crearono una Fondazione a suo nome, e col supporto del Congresso degli Stati Uniti intrapresero una nuova battaglia. Presentando le prove circa il mancato rispetto del limite dei 30 giorni nella squalifica, riuscirono a riottenere lo status di dilettante per il periodo precedente al 1913 sia dall’AAU che dal Comitato Olimpico USA. Ottennero finalmente anche l’attenzione del CIO, che nulla aveva fatto per riabilitare Thorpe.

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Nell’ottobre 1982 il Comitato Esecutivo del CIO approvò la riabilitazione di Jim Thorpe. In modo del tutto inusuale, decretarono che Thorpe era co-campione con Ferdinand Bie (Norvegia, pentathlon) e Hugo Wieslander (Svezia, decathlon), nonostante i due atleti avessero sempre dichiarato di considerare Thorpe come l’unico indiscusso vincitore.
In una cerimonia tenutasi il 18 gennaio 1983 due dei figli di Thorpe, Gale e Bill, ricevettero le copie delle medaglie: le medaglie originali, entrambe custodite in un museo, erano nel frattempo state rubate e mai ritrovate.

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Nel 1986 finalmente venne istituito il Jim Thorpe Award, premio per il migliore defensive back nel college football. Premio dedicato al più grande, controverso, incredibile atleta del 20° secolo. Il protagonista di un’altra, ordinaria, straordinaria storia di football.

Prima che Thorpe potesse allontanarsi, il re afferrò la sua mano e pronunciò la frase che l’avrebbe inseguito per il resto della sua vita. ‘Signore,’ disse, ‘siete il più grande atleta del mondo’“.

© 2005 Marcello Rodi