Il bel George Clooney ha sempre affermato di amare il cinema da cinefilo prima che da attore, e lo conferma con questo film in cui riporta il football professionistico alla sua “età dell’innocenza”, quando le regole le facevano i giocatori e nessuno andava a vedere le partite, preferendo il più famoso e seguito football universitario.

Miscelando atmosfere già note al pubblico cinematografico – di primo acchito vengono in mente “La Stangata” di George Roy Hill, “Bull Durham” di Ron Shelton e “Prima Pagina” di Billy Wilder – Clooney confeziona un prodotto gradevole e stilisticamente perfetto, immergendo lo spettatore in una storia che va giù con la stessa gradevolezza di un bicchiere di acqua fresca. Il football non è solo un pretesto come nel remake de “Il Paradiso può attendere”, ma è la spina dorsale di una trama che potrebbe sembrare scontata e banale ad uno spettatore “profano” del gioco, e che invece contiene una morale ben chiara che diventa evidente con lo svolgersi della partita culmine della stagione tra la squadra dei Duluth Bulldogs e quella dei Chicago Buffalos. Trama condita dalle scaramucce amorose dei tre protagonisti, che però non sfociano mai nel cattivo gusto proprio come accadeva in quei film americani di una volta, quando ci si baciava a malapena prima del matrimonio, e dopo sposati c’erano i letti gemelli ad arredare le alcove.

Tutto il film in realtà è un omaggio al cinema (e all’America) di una volta, con la fotografia seppiata e le riprese ad ampio respiro, anche se le piccole imprecisioni storiche ci sono e come: basti citare il giocatore di colore dei Bulldogs (i primi afroamericani nella NFL entrarono nel 1946, e vennero draftati per la prima volta nel 1949), ma questo probabilmente si deve alla mania tutta hollywoodiana del politically correct. Un omaggio all’America, si diceva, in pieno proibizionismo ed alle porte della Grande Depressione, da poco uscita dalla Grande Guerra – vissuta solo marginalmente – e che sente così tanto il bisogno di avere degli eroi popolari da arrivare ad inventarsene uno.
George Clooney (Dodge Connolly) gigioneggia come non lo vedevamo fare dai tempi di “Fratello dove sei?” dei Fratelli Coen, ed oltre a confermare la sua versatilità di attore rinforza la propria fama di regista asciutto ed intelligente, firmando un film di buon ritmo e che riesce a strappare ben più di qualche sincera risata al pubblico.Renée Zellweger (Lexie Littleton) è adorabilmente suffragetta, perfetta nella sua parte di femminista ante-litteram e fisicamente azzeccata nell’incarnare la bellezza femminile di metà anni ’20. John Krasinski (Carter Rutherford) colpisce per la sua capacità di dare spessore ad un personaggio in apparenza vacuo, ma in realtà tormentato dal suo segreto. Ed infine una menzione speciale per Jonathan Pryce (C.C. Frazier), autentica nemesi storica di Jerry Maguire, che nelle scene finali del film ci ricorda tanto un personaggio che frequentava il nostro calcio fino a un paio di anni fa…
In conclusione, forse non sarà un blockbuster, ma di sicuro rimarrà piacevolmente impresso nei ricordi di chi avrà avuto la fortuna di vederlo.
Un’ultima notazione per i very jurassic people come me: la sequenza iniziale con la mucca mi ha fatto sorridere e immalinconire, ricordando quando si iniziò a correre appresso alla palla a forma di “oliva” ovunque capitasse, e la scena del pallone scomparso mi ha detto che in Italia, dopo più di 25 anni, siamo ancora alla partita con la mucca…

Nei video che seguono, il trailer in italiano e una parte della conferenza stampa

LA SCHEDA DEL FILM

UNIVERSAL PICTURES presenta
una produzione SMOKEHOUSE PICTURES/CASEY SILVER

GEORGE CLOONEY – RENÉE ZELLWEGER

IN AMORE NIENTE REGOLE
(Leatherheads) – 114′

con John Krasinski – Jonathan Pryce

Produttori Esecutivi: Barbara A. Hall – Jeffrey Silver – Bobby Newmyer – Sidney Pollack

Prodotto da Grant Heslov e Casey Silver

Scritto da Duncan Brantley & Rick Reilly

Diretto da George Clooney

© 2008 Marcello Rodi