Syllia trovava quella situazione semplicemente grottesca. Aveva perso conoscenza quando l’enorme TIR aveva travolto la sua auto, ma a parte quel momento di buio profondo, aveva assistito a tutto quello che era successo in ospedale: la corsa in barella lungo i corridoi, i medici che si affannavano intorno a lei, i monitor che segnalavano i suoi supporti vitali… aveva visto tutto. Dal soffitto.
Alla fine, aveva udito le parole del medico, rivolte a Matt.

Abbiamo fatto il possibile. Adesso dipende tutto da lei“.

Aveva sentito parlare di esperienze extracorporee, ma non ci aveva mai creduto davvero. Intendiamoci, non che non credesse all’aldilà: sapere che poteva esistere era confortante, anche perchè sperava un giorno di riabbracciare sua madre, che tanto presto aveva perso e che tanto aveva amato, anche se non era mai riuscita – forse – a farglielo capire fino in fondo. E invece adesso era lì, nel limbo. Era evidente che dovesse prendere una decisione: aveva probabilmente avuto la rara possibilità di essere arbitro del suo destino nel momento estremo. C’era solo un problema: Syllia odiava dover scegliere, perchè pensava di aver fatto scelte sbagliate in tutta la sua vita.

Scelte, sempre scelte. E responsabilità!

Prima il suo matrimonio, che si era rivelato un tunnel oscuro. Poi c’era stato Emile, un uomo sposato che le aveva rapito il corpo ed il cuore, per cui aveva deciso di disgregare la sua famiglia e che poi, messo alle strette, semplicemente era scomparso senza una parola. Alla fine Matt. Matt era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Matt era sposato, come Emile, ma a differenza di lui le aveva quasi completamente rapito l’anima. Si era sentita per la prima volta coccolata, adorata, messa al centro dell’Universo, e questa le aveva fatto abbassare le difese. Un giorno si erano baciati, prima dolcemente e poi sempre con più passione, e lei aveva avuto paura: una paura folle e incontrollabile.
Temeva di tornare indietro, temeva di dover soffrire di nuovo tutte le pene già sofferte, anche se in un angolo del suo cuore sapeva che Matt non era Emile. Ma la cosa che di più la terrorizzava era che stavolta, oltre il corpo ed il cuore, temeva di perdere anche l’anima. E questo non poteva permetterlo. E così nemmeno una settimana dopo quei baci, gli aveva ringhiato in faccia tutta la sua rabbia verso la vita e verso lui e quelli come lui, allontanandolo.
Aveva sempre affermato di non voler vivere la sua vita a metà. Ma in quel momento aveva la sensazione che tutte le scelte che aveva fatto le si fossero, in un modo o nell’altro, ritorte contro: adesso aveva deciso che non avrebbe rischiato mai più. Si era nascosta dietro il sentimento che provava ancora per Emile per giustificare le sue paure, e per trovare la rabbia necessaria per allontanare chi, invece, sentiva così vicino alla sua anima, al suo cuore ed al suo corpo.
E adesso, doveva decidere se vivere o morire.

Matt era accanto a lei oramai da due giorni. Non aveva mai perso contatto con Syllia, o tramite gli occhi o con le mani, in quelle ultime ore. Era disperato, perchè non poteva dirle quello che invece avrebbe dovuto dirle da subito. La aveva vista così forte e sicura di sè, che aveva pensato che avrebbe anche potuto scappare da lui se le avesse detto quanto la amava, e quanto fosse disposto a fare per lei. Ma non ce n’era stata occasione: le cose erano cambiate con la velocità con cui cambia il tempo quando c’è un acquazzone estivo, ed improvvisamente lei non c’era più, fuggita via in preda alla rabbia e alla disperazione. Aveva tentato di dirle cosa provasse, ma lei era come non avesse sentito. Aveva tentato di dirle che avrebbe voluto percorrere insieme a lei il resto del suo cammino, ma non c’era stato nemmeno il tempo di formulare quel concetto. Con un rombo di tuono, era scomparsa. Ed ora era lì, davanti a lui, inanimata. E lui non sapeva se avrebbe mai potuto parlarle ancora, se avrebbe mai avuto l’occasione per farle capire cosa aveva nel cuore.
Aveva allora deciso di fare l’unica cosa che era in suo potere: tenerle la mano, e pensare fortemente a quello che avrebbe voluto lei sapesse di lui, sperando che Syllia, ovunque ella fosse, avesse potuto ascoltarlo.

Syllia guardava Matt, che era lì con lei da sempre: aveva la barba lunga, dovevano essere ore che le teneva la mano. Quasi percepiva quel contatto, quasi sentiva i suoi pensieri. Ma si sentiva stanca, svuotata, sfiduciata. C’era una parte di lei che si era già arresa, ed un’altra che sentiva la mancanza del tepore che Matt aveva saputo trasmetterle.

Certo, dovrà darne di spiegazioni a sua moglie… E’ qui da ore…

Forse avrebbe dovuto dargli più fiducia. Forse avrebbe dovuto tentare. Ma un altro dolore, altri problemi… Sentirsi ancora come una ladra che ruba l’amore di qualcuno.

In fondo, sono tutti uguali. O forse no, forse lui avrebbe meritato un pò di fiducia.
Scelte, sempre scelte. E poi, ti restano le responsabilità.

Syllia era davvero stremata dalla vita, tanto da considerare la morte un’alternativa apprezzabile. Si guardava in quel letto d’ospedale, e considerava le possibilità.
Tornare, affrontare la sofferenza fisica di una lunga riabilitazione, e poi un lavoro faticoso e frustrante che le permetteva a malapena di sopravvivere, e un’altra scommessa con Matt. Altro dolore? Gioia? Non poteva saperlo.
Sull’altro piatto della bilancia il lasciarsi andare, scivolare nell’oblìo, tornare con chi la aveva tanto amata o, nella peggiore delle ipotesi, sprofondare in un buio senza ricordi, sentimenti, emozioni.
Sapeva che non avrebbe potuto rimandare ancora a lungo: trasse un grande sospiro, e prese la sua decisione.

Matt si stava fissando le punte dei piedi ormai da ore, arrotolato nel suo grande dolore, mentre teneva tra le sue mani quella di Syllia. Ad un tratto, percepì che qualcosa stava succedendo, e quando udì i segnali vitali nei monitor collegati a lei cambiare, capì.
Alzò lo sguardo, ed i suoi occhi si riempirono di lacrime.

©2009 Marcello Rodi